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2° invio Ottobre_2008

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Un bonus di "peso" per gli autotrasportatori


Prende forma il bonus in favore degli autotrasportatori disposto dalla manovra d'estate. E' di ieri il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate con cui sono state fornite le indicazioni per l'attuazione del comma 26 dell'articolo 83-bis del decreto legge 112/2008. L'agevolazione, che si inserisce nell'ambito delle misure fiscali previste dalle disposizioni a tutela della sicurezza stradale e della regolarità del mercato dell'autotrasporto di cose per conto terzi, consiste nella concessione di un credito d'imposta pari a una quota parte dell'importo della tassa automobilistica pagata per l'anno 2008 per ogni veicolo, avente determinate caratteristiche di massa complessiva, posseduto e utilizzato dalle imprese autorizzate all'autotrasporto di merci per l'esercizio della predetta attività.

La misura del credito spettante è definita applicando alla tassa automobilistica pagata per il 2008 le seguenti percentuali:

35% per i veicoli di massa massima complessiva compresa tra 7,5 e 11,5 tonnellate
70% per i veicoli di massa massima complessiva superiore a 11,5 tonnellate.
Il credito d'imposta, che può essere usato esclusivamente in compensazione in sede di versamento unitario mediante modello F24,

non è rimborsabile
non concorre alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell'Irap
non rileva ai fini della determinazione della quota di interessi passivi deducibile dal reddito d'impresa ai sensi dell'articolo 61 del Tuir
non rileva ai fini della determinazione della quota di spese e altri componenti negativi, diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, deducibile dal reddito d'impresa ai sensi dell'articolo 109, comma 5, del Tuir.
Il bonus è fruibile nel rispetto dell'applicazione della regola de minimis di cui al regolamento Ce n. 1998/2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato istitutivo della Comunità europea agli aiuti di importanza minore, che stabilisce, per il settore del trasporto su strada, un limite complessivo di 100mila euro a favore della medesima impresa nell'arco di tre esercizi finanziari.
A tal fine è richiesto che l'impresa beneficiaria predisponga un'apposita autodichiarazione in cui attesti il rispetto del limite. Il documento dovrà essere conservato ed esibito a richiesta degli uffici in occasione dei controlli.

Infine, quale adempimento a carico dei soggetti beneficiari, è previsto l'obbligo di indicare il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui esso matura e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta nei quali lo stesso è utilizzato.

Fonte:fiscooggi.it(Katia Caruso)


Con il consulente salta il visto Inail sul badge

Affidare al professionista la tenuta del libro unico evita all'impresa la preventiva richiesta di vidimazione all'Inail del rilevatore elettronico delle presenze. La vidimazione non sarebbe necessaria anche se l'azienda decidesse di continuare a rilevare le presenze su supporto cartaceo. Sono i chiarimenti della Fondazione studi del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ai quesiti inviati da imprese e professionisti alla casella di posta elettronica quesitilibrounico@consulentidellavoro.it. I dubbi riguardano la tenuta del libro unico del lavoro negli aspetti più operativi e i soggetti destinatari del nuovo obbligo.
È stato chiesto di conoscere quando potrà essere fatta la comunicazione all'Inail delle ditte in carico presso il professionista e se essa ha validità già dal periodo transitorio. La Fondazione ha precisato che, entro il termine del periodo di paga di dicembre 2008, il consulente e gli altri soggetti autorizzati dalla legge 12/79, già in possesso della numerazione unica, dovranno comunicare all'Inail l'elenco delle aziende assistite con modalità telematiche, che saranno rese note dall'Istituto nelle prossime settimane.
Diversa è la comunicazione alla direzione provinciale del lavoro competente per territorio; dovrà essere indicata la sede in cui risiedono i documenti del lavoro affidati dall'azienda al professionista. La comunicazione che va fatta con raccomandata – non è prevista (al momento) una forma di trasmissione telematica – sarà efficace già durante il periodo transitorio dal momento che, come spiegato dal ministero del Lavoro con la circolare 20/2008, al "vecchio" libro paga si applicano le regole di tenuta, conservazione ed esibizione previste dall'articolo 39 del decreto legge 112/2008.
Inoltre, ricorda la Fondazione studi, non è più previsto l'adempimento relativo all'invio dei prospetti riepilogativi dei fogli paga elaborati ogni mese. È stato chiesto se nel libro unico del lavoro, oltre ai dati identificativi dei lavoratori somministrati, dovranno essere indicati anche quelli dei lavoratori provenienti da cooperative di produzione e lavoro, utilizzati ad esempio per prestazioni di pulizia e facchinaggio. Gli esperti della Fondazione studi hanno precisato che per questi lavoratori non è necessaria alcuna indicazione.
Quanto ai soggetti che devono risultare iscritti nel libro, un professionista ha chiesto se l'obbligo di iscrivere i lavoratori a progetto riguarda anche le associazioni sportive iscritte alle federazioni i cui percipienti non superano il compenso di 7.500 euro. La risposta è stata affermativa: l'iscrizione nel libro unico del lavoro è obbligatoria per ogni tipo di collaborazione coordinata e continuativa.
Molti quesiti hanno riguardato la possibilità che più professionisti possano continuare a gestire il libro unico della stessa azienda, che possiede più unità produttive sul territorio nazionale. Il tema verrà discusso domani in una riunione presso il ministero del Lavoro.

Fonte:ilsole24ore.com(Enzo De Fusco)


Liguria, programma triennale per stabilizzare precari

Uno stanziamento pari a 265mila euro per realizzare un progetto organico triennale ad opera dell’Agenzia Liguria Lavoro che prendera’ il via entro fine anno per limitare il lavoro precario al quale saranno destinati 15 milioni di euro del Fondo sociale europeo: dopo aver stabilizzato 1.000 precari del pubblico impiego, in parte dell’agenzia regionale di protezione ambientale, della Regione e di Datasiel, la Giunta regionale ligure lancia un programma ‘per aggredire la platea dei lavoratori precari delle imprese private che ammontano a circa 100.000 addetti’. Lo ha comunicato questa mattina il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, insieme all’assessore regionale al Lavoro Enrico Vesco, dopo l’approvazione in Giunta dell’affidamento all’agenzia Liguria Lavoro di un programma integrato triennale per contrastare il lavoro precario. ‘Nonostante la Liguria - ha spiegato Vesco - abbia posto le politiche del lavoro al centro del programma del suo governo con l’obiettivo di aumentare il tasso di occupazione, sostenere l’inclusione sociale, valorizzare la rete regionale dei servizi per l’impiego, ridurre la precarieta’ e aumentare la sicurezza del lavoro, i precari negli ultimi anni sono aumentati diventando un fenomeno ad elevato impatto sociale che riguarda i giovani, ma anche le famiglie. Per questo - ha speigato l’assessore - abbiamo deciso di portare avanti un’azione ad ampio raggio per contrastare il fenomeno non solo nella Pubblica amministrazione, ma adesso anche nelle aziende private, coinvolgendo su questo anche le Province liguri’. Il programma avra’ una durata triennale e dovra’ sviluppare attivita’ orientativa e di sviluppo delle competenze per almeno 5.000 lavoratori in 300 aziende. Alla realizzazione di questo progetto verranno destinati 15 milioni di euro dal Fondo sociale europeo per stabilizzare il maggior numero possibile di lavoratori liguri.

Fonte:aziende-oggi.it


Obesità: in crescita il fenomeno tra i minori

I dati lasciano temere che il problema possa presto avere le stesse dimensioni percentuali negli adulti e nei minori: seminario oggi a Perugia in occasione dell'Obesity day
Obesità in Umbria: dalla sorveglianza alle strategie di prevenzione nel nuovo Piano Sanitario Regionale”: è il tema del seminario regionale, promosso dalla Direzione regionale sanità della Regione Umbria, che si terrà oggi in occasione dell’”Obesity day”.
Nel corso del seminario verranno resi noti i risultati della sorveglianza nutrizionale in Umbria raccolti nell’ambito delle attività previste dai Progetti nazionali “OKkio alla Salute” e “PASSI” promossi e coordinati dal Ministero della Salute.
Verranno inoltre illustrate le strategie di intervento messe in campo per il contrasto dell’obesità dal nuovo Piano Sanitario Regionale per il triennio 2009-2011 e sarà presentata la serie di interventi educativi, incentrati sul tema della corretta alimentazione, realizzata in diverse scuole umbre.
Anche se i più giovani dì età fanno registrare percentuali più basse degli adulti, l'obesità e il sovrappeso tra i bambini delle scuole elementari e medie "ha raggiunto livelli davvero preoccupanti".

L'ultima indagine chiamata 'Passi' - condotta dall'Istituto superiore di sanità (Iss) su 45.000 bambini delle scuole elementari e medie di tutta Italia - dice che il 35% è in sovrappeso e il 12,3% è chiaramente obeso. I dati elaborati dal centro di epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità sono stati illustrati dal professor Donato Greco.
Differenze regionali profonde: in Campania i bambini obesi arrivano addirittura al 24% degli intervistati, in Toscana al 10%.
Il 60% dei bambini fa poca o nulla attività fisica e 6 su 10 stanno almeno due ore al giorno davanti alla televisione. Sono alcuni dati dell'indagine 'Passi'.
Inoltre un bambino su 10 non é abituato a fare colazione al mattino sbilanciando l'assunzione di cibo in un pasto forte della giornata.
Le cattive abitudini alimentari sono strettamente legate al grado di istruzione dei genitori: tra i figli di laureati il sovrappeso dei bambini arriva al 30% , tra i non laureati a più del 40%. "
Se andremo avanti di questo passo - secondo Greco - i bambini in sovrappeso cresceranno e diventeranno un milione di casi di diabetici, di infarti, il cui costo è valutabile in alcune decine di milioni di euro".

Fonte:iltamtam.it


Si amplia la platea della social card. Interventi per gli acquisti dei meno abbienti

L’Inps, il prossimo mese, invierà le lettere ai beneficiari della tessera per il ritiro presso le Poste. Intanto il Ministero del Lavoro e dell’Economia stanno studiando l’allargamento dei soggetti potenzialmente interessati dall’intervento: oltre ai pensionati ultrasessantacinquenni con reddito annuo inferiore ai 6.000 euro anche di quelli sopra i 70 anni con reddito di 8.000 euro. Sono confermate poi le famiglie con figlio minore di tre anni a carico con il limite dei seimila euro l’anno.

Fonte:fiscoetasse.com


Calcio italiano e crisi delle banche

La crisi planetaria della pseudofinanza taroccata messa in piedi dalle grandi banche d’affari e non, si sta per abbattere anche sul microcosmo rappresentato dal pianeta calcio italiano. Si pensava che tutto potesse restare circoscritto agli Stati Uniti ma, in un mondo globalizzato come quello degli anni duemila, la bufera è arrivata anche in Europa. Si prepara a investire, con impeto, la già debole economia del sistema Italia.
Il contraccolpo sui club professionistici del calcio italiano, da anni alla canna del gas e in perenne crisi di liquidità, potrebbe essere immediato. Dalle varie sedi iniziano ad arrivare notizie contraddittorie, ma che vanno tutte in una sola direzione. Le casse sono vuote e i soldi per la gestione ordinaria sono difficili da reperire, in un mercato finanziario che potrebbe essere prossimo al tracollo. E però si tratta, per ora, solo di piccole avvisaglie. Il peggio deve ancora arrivare.
Giunge notizia che l’Ascoli, squadra che gioca nel campionato di serie B e staziona a centro classifica con 9 punti, non ha potuto pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. La ragione? Il fatto che la finanziaria, cui si era rivolto il presidente Roberto Benigni per ottenere come sempre il prestito necessario per provvedere alla bisogna, è in grave crisi di liquidità. Dunque no soldi no stipendi. La società non ha potuto che ammettere la situazione di disagio in cui si trova attraverso un comunicato stampa.
La grave crisi attraversata da Unicredit, istituto in espansione guidato dal banchiere Alessandro Profumo, potrebbe avere ripercussioni non irrilevanti sui due cub capitolini che militano in serie A. Per ora è il primo scenario che si sta delineando. Ma altri potrebbero aprirsene con un meccanismo a cascata.
Unicredit è uno dei grandi creditori della Italpetroli (l’istituto milanese è anche socio al 49% del club capitolino) che fa capo alla famiglia Sensi, proprietaria della Roma. Il debito del club giallorosso verso la banca milanese ammonta a 350 milioni di euro, 130 dei quali dovranno essere rimborsati entro fine anno. In un momento di così grave difficoltà per la sua banca Alessandro Profumo, al centro di una vera e propria bufera finanziaria, potrebbe chiedere alla Roma un rientro immediato e innescare una serie di eventi negativi a catena per il club giallorosso. Tutti si affrettano a smentire, ma la situazione non appare così semplice come viene prospettata.
La stessa Unicredit è l’istituto bancario fideiussore per un importo di 13,6 milioni a favore della Figc e per conto della Lazio Events di Claudio Lotito, a garanzia dell’iscrizione al campionato si serie A del club biancazzurro. Lo stato di salute della banca guidata da Alessandro Profumo tiene perciò molto sulle spine sia la dirigenza che i tifosi della Lazio. Anche se la cifra è forse irrisoria, ma comunque importante, rispetto a quella che incombe sui cugini di sponda romanista.
Insomma, un bel papocchio. Se a questo aggiungiamo che molti dei patron dei club di serie A e serie B (per non parlare della Lega Pro) risentiranno a livello di affari personali della crisi in atto, la frittata potrebbe essere servita. Il pensiero corre subito ai Della Valle e alla Fiorentina, che rappresentano un esempio paradigmatico di quello che sta succedendo in giro. Il titolo Tod’s sta precipitando in Borsa. E’ scivolato dai 64 euro di una anno fa ai 32,5 euro dell'ora in cui scriviamo (meno 50%). Un tracollo che non promette niente di buono, considerata la contrazione dei consumi che la crisi si trascinerà dietro e che colpirà molte griffe della moda. E non solo.
A fronte di questi dati la situazione appare desolatamente cristallizzata. Nulla si muove nel senso di quel profondo rinnovamento del sistema calcio italiano che sarebbe (è) ormai nell’ordine delle cose. Si continua a litigare sulla mutualità che la serie A non vuole concedere alla serie B. Si insiste nel vietare le trasferte dei tifosi a prescindere, inaridendo casse societarie sempre più desolatamente vuote. Si delega a Osservatorio e Casms una materia in cui i dirigenti federali dovrebbero pur avere qualcosa da dire.
Il fatto è che, se un impegno viene assunto e vissuto solo come un modo per restare incollati a una poltrona, lo tsunami finanziario investirà calcio italiano prima che qualcuno se ne sia davvero reso conto. I vari Abete, Matarrese, Macalli e compagnia cantando stiano all’erta. Chi ama davvero il calcio, cominci a drizzare le antenne. A cose fatte, non ci saranno alibi per nessuno. Come dice il proverbio, uomo avvisato è mezzo salvato.

Fonte:calciopress.net(Sergio Mutolo)


Un piano da 50 milioni per aiutare il microcredito

Cinquanta milioni di euro complessivi per l'assistenza tecnica agli intermediari del microcredito e per il finanziamento delle loro attività. Il progetto Jasmine – acronomimo dell'inglese Joint Action to support micro-finance institutions in Europe – è stato elaborato dalla Commissione europea e dalla Banca europea d'investimenti (Bei), in coordinamento con il Fondo europeo d'investimenti (Fei) e partirà in via sperimentale all'inizio del 2009 con un progetto pilota di tre anni. L'originalità dell'iniziativa è il coinvolgimento di diverse entità, dalle istituzioni europee (Commissione, Bei e Parlamento) – che faranno la loro parte con una quota dei fondi disponibili per la politica di coesione e con risorse della Bei, nonché altri partner finanziari – alle banche pubbliche e private, passando per la rete di Eurofi (che ne riunisce le principali in un gruppo di lavoro sui servizi finanziari e bancari) e i singoli donatori.
«Ancora oggi – ha spiegato la Commissaria Ue per le politiche regionali, Danuta Hübner – c'è un divario importante tra l'offerta di micro-finanziamenti, ancora molto sottosviluppata, e il numero di persone che vorrebbe creare o ingrandire la loro attività ma non hanno accesso ai finanziamenti bancari tradizionali». Nella Ue la domanda di questo tipo di credito - solitamente prestiti per un importo medio di circa 7.700 euro - proviene essenzialmente da persone che creano piccole imprese di servizi che spaziano dalla consulenza nell'uso del Pc alla pulizia di finestre e giardini, alle cure per persone e animali. «Questa iniziativa – ha spiegato ancora la Hübner – intende costituire un quadro per coordinare i nostri sforzi a livello dell'Ue migliorando il quadro giuridico e istituzionale in cui operano gli erogatori di microcrediti e accrescendo la disponibilità di capitale. Con il microcredito potremmo aumentare di 6,1 miliardi il capitale investito in Europa».
Più in dettaglio, il progetto cerca di colmare questo divario con il supporto, tecnico e finanziario, agli intermediari del microcredito. Un'unità operativa (che tecnicamente si installerà presso la sede del Fei) sosterrà quindi le istituzioni di microfinanziamento di tipo non bancario affinché adottino delle best practice che le varranno un sigillo di qualità riconosciuta a livello nazionale. E le aiuterà a valutare le domande di finanziamenti e a reperire nuove risorse.
In Europa il microcredito implica prestiti di meno di 25mila euro, ma di solito la media è di 10mila euro per l'Unione a 15 e di 3.800 per l'Ue a 12. Il microcredito è concepito per le microimprese che occupano meno di 10 persone (91% di tutte le imprese europee) nonché per i disoccupati o le persone non attive che desiderino avviare un'attività autonoma ma non hanno accesso ai tradizionali servizi bancari. Questa iniziativa è rivolta a quel segmento di mercato che non interessa le banche (non-bankable). Secondo le stime Eurostat, la domanda potenziale di microcredito in Europa potrebbe ammontare a più di 700mila nuovi prestiti, pari a un importo di circa 6,1 miliardi nel breve termine.

Fonte:ilsole24ore.com(Anna Zavaritt)


Giustizia: causa infondata, avvocato dovra' pagare spese

Ha proposto al suo cliente di portare avanti l'azione legale, nonostante la palese infondatezza della causa: dovra' pagare le spese. E' stata una 'grave negligenza, imprudenza e imperizia professionale': per questo il Tribunale Civile di Cagliari ha condannato l'avvocato a dividere le spese legali col cliente. Lo riferisce L'Unione Sarda. Ora gli atti sono stati trasmessi anche all'Ordine degli Avvocati ed alla Procura della Repubblica per l'avvio di un procedimento disciplinare.

Fonte:ansa.it


Bando da 232 mila euro per dotare di nuove tecnologie le scuole dell'Umbria

Ai fondi potranno accedere gli istituti "accredidati": previsto l'acquisto di pc, programmi, lavagne interattive, videoproiettori e anche fotocopiatrici
Un bando per dotare gli istituti scolastici di attrezzature e programmi informatici e di strumenti tecnologici per il miglioramento degli standard qualitativi dell’insegnamento, è stato approvato dalla Giunta regionale dell’Umbria.
Il bando al quale potranno concorrere gli istituti scolastici umbri “accreditati”, prevede due tipologie di intervento, finanziate con fondi comunitari del Por 2000-2006, nella misura di 111.637 euro per ciascuna di esse, per un totale di 223.274 euro.
Oltre che all’acquisto di computer e programmi informatici finalizzati a essere messi in rete tra loro, il bando consentirà agli istituti di dotarsi di varia attrezzatura tecnica, da quella più “sofisticata” e innovativa (lavagne interattive multimediali, apparati di registrazione audiovideo ecc.) a quella più tradizionale (videoproiettori, fotocopiatrici ecc.).
L’importo massimo concedibile per ogni progetto finanziato sarà di 7.000 euro. Il bando sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione dell’Umbria.

Fonte:iltamtam.it


Cassazione: marito guadagna di più della moglie? La residenza familiare va sempre concordata decisa insieme

La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. 24574/2008) ha stabilito che la decisione circa la residenza familiare, va concordata insieme tra i coniugi e che pertanto non è prerogativa del coniuge che guadagna di più. Gli Ermellini hanno infatti precisato che, in tali casi, "assume rilievo il principio fissato dall'art. 144 c.c., secondo cui la scelta della residenza familiare è rimessa alla volontà concordata di entrambi i coniugi, con la conseguenza che tale scelta non deve soddisfare soltanto le esigenze economiche e professionali del marito, ma deve soprattutto salvaguardare le esigenze di entrambi i coniugi e quelle preminenti della serenità della famiglia".

Fonte:studiocataldi.it(Cristina Matricardi)


Sezione penale, sentenza n. 37592 del 3 ottobre 2008. Contabilità distrutta? Per i giudici basta e avanza

Il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili si configura anche se la ricostruzione del reddito o del volume di affari sia possibile in via indiretta. E’ questo l’importante principio ribadito dalla Suprema corte con la sentenza 37592 del 18 giugno 2008 (depositata il 3 ottobre) in ordine alla configurabilità del reato previsto dall’articolo 10 del Dlgs 74/2000, secondo cui “salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari”.
I giudici hanno confermato l’orientamento prevalente della Cassazione, secondo cui, ai fini della configurabilità del reato di occultamento o distruzione dei documenti contabili, non è necessario che si verifichi in concreto un’impossibilità assoluta di ricostruire il volume d’affari o dei redditi, essendo sufficiente anche un’impossibilità relativa, che sussiste anche se a tale ricostruzione si possa comunque pervenire aliunde o ab externo, attraverso riscontri incrociati presso i soggetti economici cui si riferiscono quelle operazioni (cfr Cassazione penale, sentenza 7065/1989; conforme Cassazione penale, sentenza 3057/2008, e Cassazione penale, sentenza 40552/2005).
L’argomentazione dei giudici di legittimità si fonda sulla ratio della previsione, che sanziona penalmente l’obbligo di non sottrarre all’accertamento le scritture e i documenti obbligatori. In proposito, ha evidenziato la Corte, la norma, finalizzata a tutelare l’interesse erariale alla trasparenza fiscale del contribuente, sarebbe sostanzialmente inutiliter data ove si attribuisse alla solerzia degli accertatori e alla loro capacità di reperire elementi di prova una sorta di efficacia sanante dell’illecita condotta dell’imprenditore.
La vicenda che si è conclusa con la sentenza in commento trae origine dalla condanna per il reato di occultamento e distruzione di documenti contabili inferta al titolare di una ditta individuale che, al fine di evadere le imposte, occultava e distruggeva le scritture contabili. Il titolare della ditta ricorreva in Cassazione evidenziando che era stato comunque possibile procedere alla ricostruzione del volume d’affari della ditta sulla base della documentazione extracontabile reperita nel corso della verifica, nonchè sulla base dei questionari inviati alle altre ditte che avevano avuto rapporti commerciali con la stessa.
La Suprema corte, nel rigettare il ricorso, ha ribadito che il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili si configura quando non sia possibile ricostruire il reddito imponibile del contribuente. Non rileva la circostanza che l’impossibilità di ricostruzione del reddito imponibile del contribuente sia di natura assoluta, essendo sufficiente un’impossibilità relativa laddove, nonostante l’occultamento e la distruzione dei documenti contabili, possa pervenirsi a tale determinazione attraverso elementi e riscontri extra-contabili, acquisiti anche presso terzi.

Fonte:fiscooggi.it(Antonino Iacono)


Blackberry Storm, ecco l'anti-iPhone per l'e-mail

L'attesa è finita. Ecco il Blackberry senza tastiera. Ecco Storm, il primo smartphone della casa canadese con display Touch, in pieno ossequio alla moda hi-tech del momento, quella del display che si comanda con un dito, quella lanciata con l'arrivo dell'iPhone. Ed ecco che di fronte alla concorrenza di Apple, il protagonista dei supercellulari votati alla posta elettronica, vere e proprie icona nel mondo del business, risponde con il primo dispositivo dotato di un touch screen cliccabile: la tastiera virtuale si comporta come se fosse vera sotto i polpastrelli. E questo si traduce in usabilità ed ergonomia a livello di una tastiera: abbina dunque la tradizione con il moderno concetto di telefono che si comanda in punta di dito. Se con il modello 5800 Nokia ha voluto rispondere ad Apple sul fronte del mercato consumer dei musicofonini, Rim rilancia il guanto di sfida alla mela morsicata nel campo delle business, della posta elettronica, con un device che ha un marchio (Blackberry) di grande reputazione nel mondo delle aziende. E Blackberry è uno standard di fatto per l'email in mobilità, l'iPhone ha invece una lunga strada davanti per affermarsi nel mondo business e il suo percorso è ora ostacolato ulteriormente dallo Storm, letteralmente Tempesta, che Rim ha appena lanciato. E la «tempesta» Blackberry è destinata ad abbattersi anche sul Samsung Omnia i900, probabilmente il miglior concorrente dell'iPhone su piattaforma Windows Mobile, e sull'Htc Diamond.
Il nuovo cellulare però non è solo un compagno di lavoro, grazie anche alle applicazioni office compatibili con le soluzioni Microsoft per la produttività individuale, ma vuole essere anche un entertainer device: un dispositivo per lo svago multimediale. Lo Storm monta, infatti, una fotocamera da 3.2 megapixel e soprattutto incorpora un digital media player per le foto, i video e la musica che si apre a tutto schermo per una agevole gestione con le dita. E che il Blackberry con il touch display abbia anche una vocazione musicale, giusto per ribadire lo scontro con l'Apple iPhone e con il Nokia 5800, è testimoniato anche dalla presa per le cuffie in formato standard (jack da 3.5 mm) e dal Bluetooth stereo. Nella dotazione figura anche un ricevitore Gps, mentre la memoria interna ha un gigabyte di capacità espandibile a piacere con schede tipo Sd e SdHc. sarà disponibile entro l'autunno anche in Europa attraverso il canale Vodafone.

Fonte:ilsole24ore.com(Mario Cianflone)


Un'ora di lavoro contro l'evasione rende 454 euro

La lotta all'evasione "rende" 454 euro per ogni ora dedicata all'attività. È questa, infatti, la consistenza dell'imposta media accertata sull'intero territorio nazionale per 60 minuti di lavoro: un indicatore di efficienza ed efficacia dell'attività di contrasto e prevenzione messa in campo dal Fisco nei primi otto mesi del 2008.
E se – come si vede dalla tabella pubblicata in basso a sinistra – dal dato nazionale si passa a quelli regionali si rilevano punte anche di molto superiori, come accade a Bolzano, dove un'ora di impegno complessivo del verificatore "frutta" 2.795 euro e in Lazio, con 805 euro; ma anche in Veneto dove il valore medio è 670, nelle Marche con 611 euro o in Campania con 506 euro.
Del resto, ben il 40% del tempo lavorato dagli uomini delle Entrate – malattie e ferie incluse – è speso nel prevenire e sventare l'evasione. Con casi di eccellenza in regioni come Liguria e Toscana, dove le risorse impiegate – al netto del contenzioso – superano il 42% delle unità complessivamente impiegate negli uffici.
Sono questi alcuni tra i dati più significativi forniti dal l'Agenzia e che danno conto dello sforzo prodotto da gennaio ad agosto di quest'anno per aumentare il pressing su chi non ama il "passaggio" alle casse dell'Erario. Uno sforzo che ha dato risultati concreti: gli accertamenti ordinari – ha spiegato il Direttore delle Entrate, Attilio Befera, alla Commissione Finanze della Camera mercoledì scorso – sono infatti aumentati del 17% facendo emergere una maggiore imposta totale pari a 5 miliardi e 680 milioni di euro. Che in termini di imposta media evasa sull'intero territorio significa 41.628 euro.
Il "bottino" incamerato appare in continuità con la passata gestione, tanto che la maggiore imposta accertata è rimasta sostanzialmente stabile: a fine agosto 2007 era infatti pari a 5 miliardi e 608 milioni di euro, poco diversa dall'attuale. E questo nonostante il numero di accertamenti fosse stato inferiore di 20mila unità. Va però detto che nel conteggio dell'anno passato va registrata una maxi-operazione da 650 milioni che da sola basta a riequilibrare i conti.
Un'altra conferma per il 2008 di tendenze già in atto arriva ancora dai dati regionali: nella rete del Fisco finiscono sempre più spesso (per fortuna) i grandi evasori, come testimoniano – ad esempio – i risultati ottenuti dalla Dre di Bolzano. I 1.155 accertamenti eseguiti in otto mesi hanno fatto affiorare una maggiore imposta per 176,6 milioni di euro, pari a un valore medio di quasi 153mila euro.
E dinamiche simili si registrano anche in Lazio e in Veneto. La prima regione conta oltre un miliardo di maggiore imposta accertata a fronte di 12.745 controlli, con un accertamento medio da 79mila euro; nella seconda il Fisco ha eseguito quasi 10mila procedure, rilevando maggiori imposte per 609 milioni di euro, con una media di 64 milioni ad atto.
«Due o tre accertamenti "di lusso" e il risultato cambia», avvertono però dall'Agenzia. Si tratta ancora di dati "parziali", rilevati in corso d'anno e che in alcuni casi (Bolzano e Lazio ad esempio, il che spiega anche la forte "resa" oraria dell'attività spiegata più sopra) possono già ora beneficiare dell'avvenuta chiusura di maxi-accertamenti. In altre regioni, invece, la stretta anche su procedure rilevanti arriverà a dicembre, come avviene solitamente. E solo allora si potranno fare i conti finali con alcune aree ricche del Paese come Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.
Tutti i risultati – sia in termini di imposta media accertata, sia di ore dedicate all'attività antievasione – come è ovvio riflettono le differenti peculiarità territoriali e produttive.
E anche la capacità che i verificatori hanno nel porre mano a una pratica piuttosto che un'altra. Va infatti detto che il conteggio delle ore utilizzate nella lotta all'evasione contiene anche il tempo impiegato per procedure che si sono concluse senza aver dato luogo ad alcun accertamento. Ed è indubbio che il "finale di partita" cambi la resa oraria.

Fonte:ilsole24ore.com(di Marco Mobili)



Imprese e procedura fallimentare: aste giudiziarie, termometro della crisi

La crisi economica c’è e si fa sentire, anche per le imprese. Un esempio per tutti? I 396 fallimenti dichiarati ad oggi, rispetto ai 452 totali del 2007, registrati dal Tribunale di Milano. Un dato che la dice lunga: il carovita si ripercuote inevitabilmente sui fatturati e sui bilanci delle imprese.
E’ chiaro che i più colpiti sono proprio gli ex-titolari di microimprese e Pmi.
Quelle aziende che fanno più fatica a tenersi al passo con investimenti e rate di leasing strumentale. Quelle che patiscono più di tutti gli ostacoli burocratici e le difficoltà di accesso al credito da parte delle banche che, nonostante il nuovo corso, ancora oggi continuano a dire troppo spesso “di no”. Quelle che non hanno sufficienti ammortizzatori sociali, a differenza delle grandi imprese “da salvare” con procedure dedicate.
I beni delle società fallite vengono messi all’asta e aggiudicati al miglior offerente, e l’aumento dei beni gestiti ad esempio dal Sivag (l’istituto che gestisce le vendite giudiziarie per il Tribunale di Milano), nel 2008 è pari a quasi il 30%.
Le vendite, presso la sede di Segrate, si tengono ormai sei giorni la settimana, dal lunedì al sabato. Così indica il calendario presente sul sito dell’istituto, con tanto di catalogo fotografico dei beni messi in vendita…
Esiste perfino una newsletter informativa per tenersi aggiornati! E’ bene sapere per tempo delle disgrazie altrui. In realtà, la maggior parte dei beni all’asta non sono altro che le macerie di imprese finite male o semplicemente investite dalla bufera recessiva che sembra non finire mai.
Con i beni provenienti da pignoramenti e fallimenti che seguono ai procedimenti civili o ai sequestri penali si deve cercare di pagare i creditori, in primis quelli “privilegiati” che hanno una disciplina tutta loro.
Una volta debitore e creditore, tramite i relativi legali o commercialisti, ricorrevano più spesso alla “trattativa diretta”. C’era un “fai da te” che consentiva spesso di evitare la procedura fallimentare o di messa all’asta, e di stendere un piano di rientro dai debiti.
Ma i tempi cambiano. Oggi i professionisti e i creditori pare privilegino proprio le aste pubbliche.
Gli organizzatori dicono che assicurano trasparenza, un recupero crediti più celere e la disponibilità dell’immobile (se il pignoramento è immobiliare) in tempi rapidi. Sarà.
Non molto tempo fa la stampa ha avviato una campagna di denuncia contro la pratica delle aste concertate tra partecipanti, soprattutto nel caso di messa in vendita di grandi complessi immobiliari. Poi sono arrivate le indagini della procura: turbativa d’asta, gang sgominata.
Tutto chiaro, tutto trasparente ora.
Un solo perdente: chi compra fa l’affare, o magari decide di riacquistare il bene che gli era stato pagato solo in parte. Così lo può rivendere un’altra volta: tutto legale, tutto cristallino.
E il debitore? Aspetta che l’agonia finisca, ripensa a ciò che era e a ciò che aveva. Oggi la riforma della legge sul fallimento gli consente di rifarsi una vita e intraprendere una nuova attività in tempi più brevi e con modalità semplificate.
Anche per questo, se vuole, si consoli con un vecchio aforisma caro agli antichi romani: pecunia non olet, il denaro non ha odore. Al giorno d’oggi, per nessuno: sopratutto per chi non ne ha!

Fonte:blog.pmi.it(David Rognoni)


Bolli auto pazzi: contribuenti.it invita a presentare i ricorsi.

Sarebbero circa 2,5 milioni gli avvisi errati di irrogazione di sanzioni emessi dalle Regioni per il recupero del bollo auto. L’associazione Contribuenti Italiani ha annunciato che farà una battaglia legale contro queste inesatte sanzioni, per gli anni che vanno dal 1999 al 2005. Gli avvisi presenterebbero profili di illegittimità perché notificati oltre il termine di prescrizione breve di tre anni, secondo quanto disposto dalla legge n. 53 del 1983, recante misure in materia tributaria. Il Bollo pazzo ho colpito un po’ tutta Italia, con altissima densità in regioni come la Lombardia, Liguria, Veneto, Piemonte, Umbria, Marche, Calabria, Puglia e Sicilia. Gli enti locali però, non si sarebbero limitati a irrogare sanzioni semplicemente inesatte ma, addirittura, impossibili: secondo quanto si apprende da un comunicato stampa di Contribuenti.it, sarebbero arrivati bolli-auto pazzi anche a persone non in possesso di un’automobile, verso soggetti esentati e addirittura contro deceduti. L’associazione chiede alla magistratura che sia fatta chiarezza sull’accaduto, soprattutto al fine di accertare se, questi macroscopici errori all’apparenza, non nascondano in realtà manovre fraudolente atte a incrementare le entrate degli enti locali, alle prese con bilanci disastrosi. “Lo sportello del contribuente” mette a disposizione degli utenti il modulo per poter fare ricordo alle commissioni tributarie, e invita, dopo il pagamento e qualora si sia ancora in possesso della ricevuta dell’avvenuto pagamento della sanzione ingiusta, a fare denuncia agli amministratori, contestando il reato di appropriazione indebita.

Fonte:studiocataldi.it(Luisa Foti)


Contratti di locazione esenti da IVA. Modalità e termini di adempimenti e versamenti

Con il provvedimento 6 ottobre 2008, l’Agenzia delle Entrate individua le modalità di esecuzione degli adempimenti previsti dal D.L. n. 112/2008, indica le istruzioni per la determinazione della base imponibile e il versamento d’imposta, ed approva le specifiche tecniche per consentire la registrazione telematica dei contratti di locazione in oggetto, integrando, a tal fine, le specifiche tecniche già contenute nel citato decreto dirigenziale 31 luglio 1998.
Per quanto concerne i contratti in corso di esecuzione alla data del 25 giugno 2008 e quelli stipulati prima dell’entrata in vigore del provvedimento in commento, in considerazione dell’oggettiva difficoltà di trasmettere il testo di alcune tipologie di contratti, la registrazione avviene mediante la trasmissione dei soli dati ritenuti indispensabili ai fini delle imposte di registro e sul valore aggiunto, senza allegare il testo del contratto.

Base imponibile
La base imponibile ai fini del calcolo dell’imposta di registro è data:
dai canoni di locazione pattuiti, per i contratti stipulati successivamente al 25 giugno 2008;
dai canoni di locazione maturati dal 25 giugno 2008 (data di entrata in vigore del D.L. n. 112/2008) per i contratti di locazione in corso di esecuzione alla stessa data.
Versamento dell’imposta
L’imposta dovuta, per entrambe le fattispecie, può essere versata annualmente o in unica soluzione. Qualora il contribuente intenda utilizzare quest’ultima modalità di versamento, l’imposta dovuta si riduce di una percentuale pari alla metà del tasso di interesse legale moltiplicato per il numero delle annualità .
Il beneficio - che compete ai contratti pluriennali - può applicarsi ai soli contratti di durata complessiva di almeno due anni, o per i contratti in corso di esecuzione alla data del 25 giugno 2008 a condizione che la durata residua degli stessi sia superiore all’anno.
Qualora nel contratto il corrispettivo sia solo in parte determinato, l’imposta dovuta in relazione alla parte di corrispettivo indeterminata deve essere corrisposta entro 20 giorni dalla definitiva determinazione della stessa. Considerato che tale determinazione, per alcuni tipi di contratto, potrebbe avvenire con frequenza inferiore all’anno, il versamento integrativo tiene luogo della denuncia prevista dall’art. 19, D.P.R. n. 131/1986.
Termini
Per i contratti stipulati fino al 31 ottobre 2008 gli adempimenti devono essere eseguiti a decorrere dal 1° novembre 2008 e non oltre il successivo 30 novembre. Per gli altri contratti restano salvi i termini ordinari.
(Provvedimento Agenzia delle Entrate 06/10/2008, n. prot. 2008/135182)

Fonte:ipsoa.it


Venezia : dal 20 ottobre stop alle non catalitiche

Niente targhe alterne quest’anno in provincia. Come preannunciato dal presidente Davide Zoggia, l’assessore provinciale all’Urbanistica Enza Vio non ha neppure avanzato questa proposta. Ma da lunedì 20 ottobre, e fino al 31 marzo, sarà in vigore il blocco della circolazione per le non catalizzate.
Si fermeranno le euro 0 e le euro 1 dalle 8 alle 18 o con una «finestra», solo per i residenti come proposto dal Comune di Venezia, il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle 10 alle 16. «Abbiamo ritenuto – spiega Vio – di trovare una soluzione che sia omogenea per il più ampio territorio, così che sia più facile per gli automobilisti regolare il proprio comportamento non commettendo infrazioni e dall’altro lanciando un messaggio forte di azione comune nelle lotta all’inquinamento ed alle polveri sottili ».

Fonte:metronews.com(Alessandro Ragazzo)


Ocse, metà degli immigrati torna a casa dopo cinque anni

«Si chiama immigrazione temporanea e significa che tra il 20-50% degli immigrati ritornano nei Paesi di origine dopo cinque anni di permanenza nelle nazioni ospiti. Un fenomeno nuovo (la forchetta percentuale dipende dai diversi sistemi di calcolo utilizzati) ma in forte crescita che porta a minori problemi di inserimento nei Paesi ospiti e arricchimento economico e di formazione nei Paesi di origine», ha spiegato John Martin, direttore degli affari sociali dell'Ocse nella sede dell'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale che ha organizzato la due giorni del convegno internazionale, il 2-3 ottobre a Milano, su "Immigrazione, ritorno e sviluppo" insieme al ministero degli Esteri italiano.
La percentuale dei rientri dopo cinque anni varia naturalmente anche territorialmente: è maggiore negli Usa e Canada, si abbassa dal 3-15% dalla Spagna verso i Paesi latino americani. Inoltre ci sono anche significative variazioni tra i gruppi etnici: Filippini ed Egiziani sono le comunità che tornano a casa in percentuale maggiore. Claudio Spinedi, del direttorato cooperazione economica della Farnesina, ha ricordato l'importanza delle rimesse degli emigranti, che superano annualmente gli aiuti dei Paesi donatori, nello sviluppo socio-economico di molti Paesi in via di sviluppo». «L'economia delle nazioni industrializzate richiede sempre più immigrati ma la pubblica opinione di questi Paesi è sempre più riluttante ad accetarli; ecco perché si diffondono forme di immigrazione temporanea», ha spiegato Gilles Spielvogel esperto dell'Ocse. «Questo però – hanno avvertito gli esperti Ocse - non vuol dire obbligare gli immmigrati a tornare forzosamente nei Paesi di origine una volta scaduto il periodo di lavoro negoziato, ma lasciare questa scelta alla libertà individuale poiché spesso il rientro porta a difficoltà di reinserimento».

Fonte:ilsole24ore.com(Vittorio Da Rold)


I
mprese e finanziamenti: tempo di bandi e… scadenze!

Per le aziende in cerca di agevolazioni e finanziamenti, scatta il periodo delle scadenze: ne abbiamo letto anche su PMI.it. Ma vediamo di ricapitolare quelle ormai prossime.

Per quanto riguarda i bandi in scadenza, spicca senz’altro quello indirizzato alle imprese di Milano, Monza e Brianza.
Importante anche la proroga del termine per la presentazione del DURC interno (che serve per le agevolazioni fiscali), mentre il portale del Sistema Camerale Registroimprese.it ha istituito un’interessante promozione per fruire di servizi informativi online.

Ma illustriamoli uno per uno.
A partire da una iniziativa della Camera di Commercio di Milano verranno resi disponibili un milione di euro alle Pmi del capoluogo lombardo per fini di innovazione e avanzamento tecnologico.
Per favorire gli investimenti delle piccole e medie imprese in termini di servizi di alta qualità la Camera di commercio di Milano, attraverso Innovhub (di cui avevamo già letto) ha predisposto un fondo atto a coprire fino al 65% delle spese sostenute.

In particolare le spese dovranno afferire a servizi di consulenza riguardanti il design, la ricerca o i brevetti, nonché ad azioni di miglioramento dei processi e prodotti.

Il fondo previsto è di un milione di euro ed andrà a coprire quasi i due terzi delle spese, lasciando la rimanente parte a carico dell’azienda richiedente. Nello specifico il costo del servizio a carico dell’impresa sarà compreso tra un minimo di 3.200 euro ed un massimo di 7.000 euro.

La partecipazione non richiede particolari requisiti. In particolare risulta sufficiente essere iscritti alla Camera di Commercio di Milano o Monza e Brianza ed avere sede operativa in provincia di Milano. Infine i soggetti che vorranno sottomettere domanda dovranno essere in regola con il pagamento dei diritti camerali.

Per quanto riguarda la data di ultima scadenza, la sottomissione delle domande potrà avvenire entro questo mese.

La Camera di Commercio di Monza e Brianza ha invece stanziato 300 mila euro per abbattere i tassi d’interesse Contributi a sostegno dei programmi di crescita aziendali delle micro, piccole e medie imprese del territorio.

Per promuovere e sostenere l’accesso al credito delle piccole e medie imprese che realizzano operazioni di investimento la Camera di Commercio di Monza e Brianza ha stanziato 300 mila euro mediante un bando per abbattere i tassi d’interesse.

L’iniziativa si rivolge alle micro, piccole e medie imprese - secondo la definizione prevista dalla normativa comunitaria recepita a livello nazionale - e alle imprese artigiane - L. 443/85 e successive modificazioni - iscritte al Registro Imprese o all’Albo Provinciale delle Imprese Artigiane della Camera di Commercio di Monza e Brianza al momento della richiesta di finanziamento e per tutta la durata dell’intervento camerale

Il bando è finalizzato alla riduzione del costo dei finanziamenti/leasing per acquisto, rinnovo o ristrutturazione di impianti tecnici, attrezzature, strutture immobiliari e così via. Il contributo sarà pari all’abbattimento di 1,5 punti del costo del finanziamento o del leasing stipulato al fine di realizzare gli investimenti e di 2 punti in caso di imprese iscritte al Registro delle Imprese dopo il primo gennaio 2007 e per le imprese a prevalente partecipazione femminile e/o giovanile.

La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 28 febbraio 2009 tramite Consorzi/Cooperative di Garanzia Collettiva Fidi aderenti all’iniziativa che garantiscono il finanziamento bancario, il cui elenco è pubblicato nel regolamento.

Tra le altre scadenze, ricordiamo poi che è stato prorogato al 31 ottobre il termine per la presentazione all’Inps del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) interno, in particolare del modello SC 37, per usufruire delle agevolazioni normative e contributive in tema di lavoro e legislazione sociale.

Infine, anche se non si tratta di una scadenza vera e propria, ma comunque di un’interessante opportunità, ricordiamo che fino al 31 dicembre il portale del Sistema Camerale Registroimprese.it mette a disposizione dei nuovi iscritti 15 euro di bonus per effettuare delle interrogazioni online agli archivi ufficiali delle Camere di Commercio.

Fonte:blog.pmi.it(Noemi Ricci)


Lavoro dipendente, fra Nord e Sud la differenza è di 5mila euro

Lavorare paga di più al nord che al sud. Cinquemila euro di differenza, per l'esatezza. A diffondere le cifre sugli stipendi dei lavoratori dipendenti delle regioni del Bel Paese è l'Istat che ha reso noto i dati dei principali aggregati dei conti economici regionali relativi al 2007.
La media italiana è di 35.131 euro e si articola in un Sud in cui i lavoratori guadagnano, in media, 32.186 euro e un Nord-ovest dove i 'colleghi' percepiscono 37.100 euro. La regione a cui spetta la medaglia d'oro per gli stipendi è la Lombardia (37.567 euro annui), mentre in fondo alla classifica ci sono i calabresi con solo 29.803 euro di reddito annuo.
La situazione non cambia neanche se si analizza la ripartizione per aree geografiche. Dopo i dipendenti del Nord-ovest, infatti, i redditi più alti sono quelli del Centro-nord (36.222 euro), seguiti da Centro (36.178 euro), Nord-est (35.094 euro) e, solito fanalino di coda, il Mezzogiorno (32.186 euro). Proprio al Sud però, in termini percentuali, si registra l'incremento maggiore rispetto all'anno precedente (+2,4%), seguito dal Nord-ovest e Nord-est (+1,8%), mentre al Centro-nord l'incremento è stato dell'1,7% e all'ultimo posto si classifica il Centro con un +1,6%.
Sempre in termini percentuali, rispetto al 2006, sono i lavoratori della Valle d'Aosta quelli che hanno fatto un vero salto di qualità passando da un reddito di 35.940 euro l'anno a uno di 37.042 euro (+3,1%). Dopo di loro, i dipendenti della Basilicata che sono passati da 31.375 euro del 2006 a 32.322 dell'anno scorso (+3%).

Fonte:adnkronos.com


Sardegna.Dieci milioni di euro per abbattere i canoni di locazione

Oltre dieci milioni di euro per 6.300 famiglie sarde disagiate, per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. La Giunta regionale anche quest’anno cofinanzia il Fondo nazionale, con un intervento pari a sei milioni di euro che va a sommarsi ai tre milioni 973mila 407 euro garantiti dallo Stato. Quest’ultimo, secondo quanto previsto dalla legge 431 del 9 dicembre 1998, ha riconosciuto alla Regione una premialità di 834mila 292 euro per l’intervento della stessa amministrazione regionale.
Pertanto, la consistenza del Fondo per il 2008 ammonta complessivamente a dieci milioni 807mila 699 euro, che andranno ripartiti tra i 250 Comuni che hanno redatto le graduatorie e riusciranno a soddisfare il 73% delle richieste pervenute agli Enti locali.
Quello previsto nella delibera di ieri è il massimo sforzo economico mai compiuto dalla Regione in questo tipo di intervento a forte valenza sociale. Due le fasce di reddito per l’accesso ai benefìci. Nella fascia A rientra il reddito familiare pari a due pensioni minime dell’Inps (complessivi 11.521,12 euro all’anno): in questo caso il canone deve incidere in misura superiore al 14% del reddito imponibile. Nella fascia B, invece, il limite di reddito è pari a 13.643 euro (il canone non deve superare il 24% del reddito imponibile, ma sono previsti ulteriori sgravi a seconda del numero dei componenti il nucleo familiare). Per ciascun figlio a carico, inoltre, è previsto un abbattimento del reddito di 516,46 euro.
Tra i principali Comuni beneficiari figurano Cagliari (un milione 220mila euro, da distribuire tra 643 famiglie), Sassari (un milione 11mila euro, 571 famiglie), Quartu Sant’Elena (960mila euro, 545 famiglie), Alghero (607mila euro, 338 famiglie), Assemini (527mila euro, 281 famiglie) e Olbia (300mila euro, 164 famiglie).
Sino al 2004, la Regione non interveniva con fondi propri a sostegno delle risorse statali (la dotazione media annua ammontava a poco meno di tre milioni di euro, assolutamente insufficienti a soddisfare la domanda dalle famiglie sarde, che arrivava a 7,5 milioni di euro: infatti la percentuale di soddisfacimento era di appena il 39%).
L’andamento negativo è stato interrotto a partire dal 2005, quando la Giunta stanziò due milioni di euro oltre i 3,5 milioni assegnati dallo Stato: la percentuale era così salita al 57%. Nel 2006 l’impegno finanziario regionale raddoppiò e, grazie allo stanziamento aggiuntivo statale, con complessivi 9,3 milioni di euro si arrivò a soddisfare l’81,20% delle richieste. L’anno scorso, infine, la Regione si è impegnata per quattro milioni mentre lo Stato ha stanziato poco di più (quasi 4,7 milioni di euro): la percentuale è scesa al 56%.
"Quest’anno – spiega l’assessore regionale dei Lavori pubblici, Carlo Mannoni – il livello di soddisfacimento è cresciuto di nuovo, grazie a una più marcata connotazione della politica regionale a favore del settore abitativo. E questo nonostante dallo Stato siano giunti minori fondi e le richieste delle famiglie disagiate siano decisamente aumentate. Inoltre, per il quarto anno consecutivo riusciamo a stanziare le risorse nell’anno in corso e non, come accadeva sino al 2004, con dodici mesi di ritardo".

Fonte:regione.sardegna.it


Lavoro: 5 step per il primo impiego

Succede più o meno così: dopo i bagordi e le meritate vacanze per il raggiungimento dell’ambito diploma, ci si siede alla scrivania e si inizia a pianificare la ricerca di un impiego. Terrorizzati dai tormentoni mediatici sul precariato, consapevoli del momento di crisi urlato dai giornali, migliaia di giovani ogni autunno si lanciano alla ricerca del primo impiego con cui scongiurare lo spettro della disoccupazione. Quale la strategia da adottare?
1. La preparazione del curriculum vitae
Ogni ricerca che si rispetti, inizia con la preparazione degli strumenti, in questo caso il curriculum vitae (cv), una sorta di “vetrina espositiva di noi stessi”. Il cv deve contenere tutti i dati personali, la formazione e le eventuali precedenti esperienze professionali, compresi gli stage e le collaborazioni. Gli strumenti di Word offrono diversi modelli di curriculum vitae, ma negli ultimi anni si stanno diffondendo il curriculum europeo ed Europass Cv, griglie da completare con competenze, esperienze e capacità.
Il curriculum vitae andrebbe preparato ad hoc per ogni candidatura che si intende inviare: questo significa ad esempio che le esperienze formative e professionali citate dovrebbero essere uniformi tra loro e in linea con la posizione per la quale ci si propone.
2. Un occhio al giornale, l’altro al computer
Una volta preparato il cv, può iniziare la ricerca vera: la caccia agli annunci di lavoro. Due sono gli strumenti da usare: il giornale e il computer. Molte inserzioni infatti vengono pubblicate sui quotidiani o su giornali specializzati: i maggiori quotidiani hanno una pagina o un inserto dedicato alle offerte di lavoro, da tenere in particolare considerazione sono i giornali di economia e finanza dove le aziende preferiscono pubblicare le loro ricerca di personale di alto profilo. Spesso i giornali riportano anche sui loro siti internet gli annunci: la Stampa ha ad esempio un canale lavoro. Inoltre esistono diversi siti dedicati esclusivamente agli annunci professionali: Monster, Infojobs, Jobrapido, JobOnLine sono solo alcuni dei portali dove ci si può iscrivere gratuitamente e impostare le ricerche secondo i campi di nostro interesse. Se LavoriCreativi offre annunci per chi sogna il mondo della comunicazione, la bancadati europea Eures indirizza invece chi vorrebbe fare un’esperienza all’estero.
3. Lettere e spedizioni
Una volta individuati annunci e aziende a cui mandare il cv (nessuno infatti vieta di proporre una candidatura spontanea, cioè non legata a un annuncio di posizione vacante), occorre preparata una lettera di accompagnamento. Scritta ad hoc, deve mettere in risalto le motivazioni e le competenze che fanno dell’autore il candidato giusto per un certo posto di lavoro.
Chi si propone per una professione "creativa" - dal copywriter al grafico, dall'architetto al giornalista - deve allegare al cv non solo la lettera ma anche un "book", cioè una selezione della propria "produzione" migliore, preferibilmente recente.
Come si invia il cv? Se stiamo rispondendo a un annuncio, il dubbio non si pone: referente e indirizzo sono indicati nello stesso. In caso di candidature spontanee bisogna verificare sul sito internet dell’azienda se c’è un indirizzo mail dedicato, in caso contrario è meglio inviarlo per posta ordinaria a un generico “ufficio personale”, per evitare che vada perso.
4. Lo stage: passaporto per il mondo del lavoro?
I neodiplomati e i neolaureati spesso hanno esperienze professionali nulle, per questa ragione le aziende ai colloqui propongono loro tirocini e stage. Ogni studente, nei primi 18 mesi dopo la laurea, porta con sé “in dote” un anno di convenzione assicurativa di stage a carico dell’università. Questo significa che le aziende possono prendere in stage dei neolaureati con particolari agevolazioni.
Se lo stage fa acquisire competenze, annunci e informazioni possono essere trovati su SportelloStage e AlmaLaurea. Spesso però, il mondo degli stage è anche insidioso, allora è bene documentarsi confrontandosi con le esperienze di altri stagisti, Repubblicadeglistagisti è ad esempio uno dei blog più popolari su questo tema.
5. Non perdersi d’animo
Spesso molti dei cv inviati cadono nel vuoto, non si riceve alcuna risposta, o al primo colloquio conoscitivo non segue un nuovo contatto. Non bisogna scoraggiarsi: come dicono i media, la crisi è forte e i neolaureati sono precari come mai prima d’ora. In attesa di trovare lavoro, si può sempre pensare alla propria formazione: non solo costosi master, ma anche corsi professionalizzanti proposti da camere di commercio, regioni e comuni.
Oppure fare un giro in libreria, dove tra i manuali si trovano testi su come affrontare con successo selezioni e colloqui. O ancora dedicarsi alla lettura: “Generazione Mille Euro” o “Mi spezzo ma non m’impiego” sono solo due degli innumerevoli titoli che dipingono una generazione condannata all’estenuante ricerca del lavoro che non c’è…

Fonte:lastampa.it


Cassazione: padre separato porta via con sé figlio per qualche giorno? Non è sottrazione di minore

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. n. 37321/2008 ) ha stabilito che non è reato se il padre separato, prima che diventi ufficiale l'affidamento alla madre, porta via con sé il figlio per trascorrere con lui un po' di tempo. La Corte ha infatti precisato che "in assenza di un provvedimento del giudice di affidamento del minore ad uno dei genitori con conseguente attribuzione della potestà genitoriale in via esclusiva al genitorie affidatario, la predetta potestà spetta, invero, ad entrambi i genitori che sono contitolari dei poteri – doveri disciplinati dall'articolo 316 c.c. Ciò ovviamente non significa che in caso di sottrazione di un minore ad opera di uno dei due titolari della potestà genitoriale in danno dell'altro non sia configurabile il delitto di cui all'articolo 574 c.p."
"Tuttavia – prosegue la Corte – affinché la condotta di uno dei due coniugi possa integrare l'ipotesi criminosa prevista dall'articolo 574 c.p., è necessario che il comportamento dell'agente porti ad una globale sottrazione del minore alla vigilanza dell'altro genitore, così da impedirgli l'esercizio della funzione educativa ed i poteri inerenti all'affidamento – affidamento de jure che comunque nel caso di specie non vi era ancora stato – rendendogli impossibile l'ufficio che gli è stato conferito dall'ordinamento nell'interesse del minore stesso e della società".
Infine, hanno aggiunto gli Ermellini "dal momento che il delitto di cui all'art. 574 c.p. è plurioffensivo in quanto lede non soltanto il diritto di chi esercita la potestà del genitore, ma anche quello del figlio a vivere nell'habitat naturale, per integrare il delitto contestato è necessario che l'agente prende con sé il figlio, contro la volontà dell'altro genitore, per un periodo di tempo rilevante, tanto da impedire all'altro genitore di esplicare la propria potestà e di sottrarre il bambino dal luogo di abituale dimora".

Fonte:studiocataldi.it(Cristina Matricardi)


Al via il riordino dell'Inail: risparmi per 42,4 milioni e 1.200 dipendenti in meno

«Abbiamo poche settimane di lavoro per rispettare seri obblighi di legge e qualche mese appena per presentare al Governo il piano industriale di riordino degli enti previdenziali e assicurativi pubblici». Marco Fabio Sartori, 45 anni, presidente e commissario straordinario dell'Inail, corre contro il tempo. E conferma che sfrutterà al massimo i sei mesi di «gestione forte» che gli è stata affidata a metà settembre dal ministro Maurizio Sacconi per gettare le basi di quella che non esita a definire «la nuova architettura del nostro sistema del welfare».
Nei prossimi giorni Sartori presenterà ai sindacati il quadro degli interventi sul personale imposto dalla manovra d'estate (ora l. 133/2008): una riduzione degli organici di 1.200 unità che segue ai tagli della dirigenza già fatti l'anno passato, il nuovo giro di vite sul turn over, i tagli alle retribuzioni accessorie e sui trattamenti economici per i primi dieci giorni di assenza per malattia.
Secondo i conti preparati dalla tecnostruttura dell'istituto, i risparmi per l'anno prossimo sono di 42,4 milioni di euro, mentre dal 2010, quando saranno stabilizzati nel conto economico, i risparmi saliranno a 77,250 milioni l'anno, circa l'11% del costo del personale.
«Sono numeri importanti – dice Sartori – ed entro il 30 novembre dovremo aver esaurito tutti gli atti necessari per l'attuazione di questi provvedimenti. Ma sono anche numeri che dimostrano una cosa: l'Inail sta garantendo con il massimo della responsabilità, e per la verità già da qualche anno, una gestione che coniuga il contenimento dei costi con una crescente efficienza dei servizi garantiti alla collettività».
I tagli sul costo del personale sono solo il primo passo del mandato commissariale: «Dopo aver ricevuto l'incarico ho subito incontrato i colleghi presidenti dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, e dell'Inpdap, Paolo Crescimbeni. E insieme abbiamo concordato un'agenda di lavoro comune che dovrebbe consentirci di presentare entro febbraio il piano industriale con cui realizzeremo il riordino degli enti».
L'orizzonte è quello fissato dalla legge 247/2007: la razionalizzazione deve assicurare risparmi annui complessivi per 350 milioni nel decennio 2008-2017, risorse necessarie per garantire oltre un terzo della copertura dei nuovi requisiti di anzianità pensionistica introdotti al posto dello «scalone Maroni». Nel caso il piano non dovesse aver successo, già nel 2011 una clausola di salvaguardia prevede l'aumento dello 0,09% dell'aliquota contibutiva per tutti i lavoratori.
«Credo che i 350 milioni rappresentino un obiettivo raggiungibile – spiega Sartori – non dico di minima perché il piano va realizzato con grande cura e tenendo conto del fatto che la riduzione dei costi si deve ottenere rispettando in pieno la specificità delle diverse funzioni oggi garantite dagli enti». Tramontato il progetto del SuperInps (o dell'unica holding di controllo cui puntava il presidente Romano Prodi), il piano di riordino dovrebbe portare alla costituzione di due poli: uno previdenziale, con al centro Inps e Inpdap, e uno della prevenzione e della salute, con Inail a fare da super-Ente in cui confluirebbe una parte dell'Ipsema (assicurazione sugli infortuni dei lavoratori marittimi) l'Ispesl e l'Istituto per gli affari sociali (Ias, l'ex Istituto italiano di medicina sociale).
Il presidente-commissario è cauto sulle ipotesi di fusione: «I focus su tutti gli enti minori vanno realizzati con grande attenzione – dice –. Per esempio l'Ipsema agisce su un settore molto particolare sia sotto il profilo rischio-assicurazione sia per le tipologie di contratti di lavoro, e non è un caso se in tanti altri Paesi i marittimi hanno un loro istituto di previdenza».
Sulle sinergie possibili tra i grandi istituti la vision è invece molto più chiara: «Abbiamo già detto che il primo passo sarà compiuto sul territorio – ricorda il presidente – con l'unificazione in sedi uniche, le future case del welfare, degli uffici decentrati di Inps, Inail, Inpdap e ministero del Lavoro. Mentre al centro agiremo sulla massima integrazione possibile delle piattaforme informatiche, delle banche dati, della centrale acquisti per i beni e i servizi».
Il piano industriale dovrà dare una risposta anche alla domanda sulla governance ottimale degli enti riformati. Dando per scontato che uno snellimento rispetto agli attuali cinque livelli (Presidente, Consiglio di amministrazione, Direttore generale, Consiglio di indirizzo e vigilanza e Collegio dei revisori) andrà assicurato: «Personalmente sono per il modello duale di gestione – dice Sartori – con un presidente forte e un Cda e un Civ ridimensionati ma capaci di garantire la giusta rappresentanza delle parti sociali».
E il famoso «tesoretto Inail», che fine farà con il riordino? «Intanto segnalo che a fine settembre la nostra liquidità sulla tesoreria unica del ministero dell'Economia è arrivata a 14,2 miliardi – è la risposta del presidente-commissario –. Credo che questo Paese debba investire di più in prevenzione e in cultura della sicurezza sul lavoro. Le azioni che possono essere attivate sono moltissime, a partire dalla formazione scolastica fino alla costruzione di una mappa del rischio infortunio del nostro sistema produttivo. Parte di quelle risorse, nel pieno rispetto delle compatibilità di finanza pubblica, credo possano essere ben spese su questo fronte».

Fonte:ilsole24ore.com(Davide Colombo )


Basilicata - Supporto regionale alle aziende per consolidamento e sviluppo processi occupazionali

“L’avviso pubblico per il consolidamento delle imprese è il risultato di un percorso trasparente, sul quale la terza Commissione consiliare del Consiglio regionale, come previsto dalla legge, ha espresso parere favorevole all’unanimità”. Lo ha detto l’assessore alle Attività produttive della Regione Basilicata, Vincenzo Folino, replicando alle dichiarazioni del capogruppo di Forza Italia Nicola Pagliuca.
“La legge regionale n. 10/2008, approvata dopo un ampio e significativo confronto in Consiglio regionale – afferma l’assessore - prevede la possibilità di concedere agevolazioni alle imprese industriali operanti sul territorio lucano interessate da processi di consolidamento e sviluppo dei livelli occupazionali. Nel disciplinare approvato successivamente dalla Giunta, si è deciso di destinare questa misura agli investimenti fra i 5 ed i 40 milioni di euro, perché gli investimenti al di sotto dei 5 milioni di euro saranno finanziati con la legge sulla competitività, che presto sarà sottoposta all’esame del Consiglio e che completa il pacchetto di provvedimenti avviato con le misure per la reindustrializzazione dei siti inattivi contenute nell’art. 17 della finanziaria 2008”.
“Nell’ambito di questo percorso – afferma ancora Folino – la Giunta ha individuato le aree del Vulture – Melfese e del Materano ed il settore alimentare quali elementi caratterizzanti del primo avviso pubblico, al quale tra l’altro seguiranno altri avvisi destinati ad altre aree e ad altri settori che saranno sottoposti al vaglio della competente Commissione consiliare.

Fonte:italannetwork.it


Risoluzione n. 369/E del 3 ottobre 2008. Partita Iva "ordinaria" anche per i non residenti

Un soggetto residente in un paese terzo che intende aprire un'attività economica in Italia, senza esercitare nel proprio paese alcuna professione, può richiedere la partita Iva come qualsiasi cittadino italiano indicando nel modello il domicilio fiscale del luogo in cui svolgerà la professione. In questa ipotesi, infatti, è irrilevante che la persona sia residente all'estero, in quanto l'intenzione di svolgere l'attività lavorativa e costituire il centro dei propri interessi in Italia è sufficiente per essere considerato soggetto passivo di imposta nello Stato.
Questo in sintesi il contenuto della risoluzione n. 369/E del 3 ottobre in risposta all'interpello di un cittadino residente nella Repubblica di San Marino, che intende aprire un'attività a Venezia.
L'Agenzia ricorda innanzitutto che le prestazioni di servizi concernenti un'attività professionale, "si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono rese da soggetti che hanno il domicilio nel territorio stesso o da soggetti ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all'estero, nonché quando sono rese da stabili organizzazioni in Italia di soggetti domiciliati e residenti all'estero; non si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono rese da stabili organizzazioni all'estero di soggetti domiciliati o residenti in Italia" (articolo 7, comma 3, Dpr 633/1972).
In secondo luogo, puntualizza i concetti di residenza e domicilio. La prima, definita come il luogo in cui una persona ha la dimora abituale, è determinata dalla stabile permanenza in un posto e dalla volontà dirimanervi. Il domicilio invece, centro giuridico dei propri affari, prescinde dalla presenza effettiva in una zona.
Richiama, infine, un documento di prassi, nel quale fu specificato che "l'aver stabilito il domicilio civilistico in Italia ovvero l'aver fissato la propria residenza nel territorio dello Stato sono condizioni sufficienti per l'integrazione della fattispecie di residenza fiscale, indipendentemente dall'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente" (circolare 304/1997).
Risulta evidente che, essendo irrilevante l'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente ai fini dell'individuazione del soggetto passivo d'imposta in Italia, l'istante, seppur residente a San Marino, andrà considerato alla stregua di un soggetto residente e, quindi, dovrà indicare nella richiesta di partita Iva il domicilio fiscale dove svolgerà l'attività lavorativa.

Fonte:fiscooggi.it(Patrizia De Juliis)


Agricoltura: Boom imprese condotte da Extracomunitari, +26%

Le imprese agricole italiane condotte da extracomunitari sono aumentate del 26,3 per cento negli ultimi cinque anni e oggi sono pari a 6.747 unita’. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Unioncamere dalla quale si evidenzia che si tratta di un dato in controtendenza rispetto alla riduzione del numero complessivo di imprese agricole che si e’ verificato nello stesso periodo. “Con riferimento alla nazionalita’ dei nuovi imprenditori agricoli, si scopre che - sottolinea la Coldiretti - al primo posto ci sono gli albanesi (415) seguiti da tunisini (348) e serbi, sorprendentemente terzi con 226 neo-titolari di azienda”. “Si tratta - precisa la Coldiretti - di una evidente dimostrazione del ruolo importante acquisito dai cittadini extracomunitari nelle campagne italiane dove in circa 98mila lavorano come dipendenti, pari ad oltre il 10 per cento di quelli totali. Un contributo determinante - conclude la Coldiretti - per garantire continuita’ ai primati raggiunti dal Made alimentare in molti settori, dal vino all’ortofrutta.

Fonte:aziende-oggi.it


Amministratore Condominio fa sparire 500.000 Euro

La Guardia di Finanza di Trieste ha scoperto un amministratore di condominio che è riuscito a far 'sparire' circa 500.000 euro appropriandosi di denaro di 12 condomini da lui amministrati. L'uomo era anche presidente del Cda di una cooperativa fallita dal cui patrimonio ha distratto circa 150.000 euro prelevandoli dal conto corrente societario. E' indagato dalla procura della Repubblica di Trieste per le ipotesi di reato di appropriazione indebita, falso e bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale.
Secondo le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza del capoluogo giuliano, il professionista utilizzava per scopi personali il denaro versato dai condomini degli stabili da lui amministrati. In particolare, mediante sofisticate tecnologie informatiche, riusciva a contraffare gli estratti conto dei rapporti intestati ai condomini, facendo risultare una maggiorazione degli importi dovuti per il pagamento di utenze e di altre spese relative alla gestione dell'immobile. Inoltre, presentando falsi verbali di assemblee condominali, era riuscito ad aprire fidi bancari che utilizzava per fini personali.

Fonte:ansa.it


Disabili: montascale interamente detraibile al 36% se pagato interamente dal solo fruitore

L’art. 1, comma 1, della l. n. 449/1997 e successive proroghe e modifiche, consente di poter godere del beneficio fiscale della detrazione del 36% delle spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico per la realizzazione di lavori di manutenzione, anche ordinaria, sulle parti comuni di edifici residenziali nonché per la realizzazione di interventi di ristrutturazione di cui alle lettere b), c), d) dell’art. 31 della l. n. 457/78 sulle singole unità immobiliari. Tra le spese per le quali compete la suddetta detrazione fiscale sono comprese, inoltre, quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche e per la realizzazione di ogni altro strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, favorisca la mobilità interna ed esterna all’abitazione delle persone portatrici di handicap gravi di cui all’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. In relazione alla detrazione...

Fonte:studiocataldi.it


Tutela Consumatori. La Regione Campania interviene contro il caro-prezzi

La Campania scende in campo contro il caro prezzi. L'assessore regionale all'Agricoltura e alle Attività Produttive, Andrea Cozzolino ha infatti presentato questa mattina, alla presenza delle parti sociali, dei produttori, dei distributori commerciali e del Garante nazionale dei prezzi Antonio Lirosi, il decalogo di proposte della Regione Campania contro il caro-prezzi, firmando il "Protocollo d'intesa per il contenimento dei prezzi e delle tariffe". Lo riferisce la Regione Campania in una nota.
Moratoria dei prezzi e delle tariffe, panieri di beni a prezzi bloccati, aperture serali straordinarie, vendita "alla spina", la creazione di un nucleo regionale anti-frode e di marchio regionale per la tutela delle produzioni campane. Questi i principali interventi previsti dal "Protocollo d'intesa per il contenimento dei prezzi e delle tariffe", sottoscritto questa mattina da Cozzolino e dall'assessore al Bilancio e alla Programmazione Economica, Mariano D'Antonio.
In particolare, la Regione Campania, le Associazioni rappresentanti la piccola, media e grande distribuzione, i commercianti e gli artigiani, e le associazioni rappresentative dei consumatori ed utenti si impegnano a:
definire un paniere di beni di largo consumo e generi di prima necessità a prezzi bloccati per un periodo minimo di tre/sei mesi, sia per gli esercizi di vicinato che per la media e grande distribuzione;
stilare un calendario di aperture serali straordinarie finalizzate alle vendite a saldo.
avviare tutte le iniziative utili ad incentivare le politiche di filiera ed i "farmer's market", coinvolgendo anche gli esercizi di vicinato, nonché tutte quelle attività di filiera corta che le organizzazioni firmatarie proporranno in forma progettuale o di sperimentazione alla Regione Campania.
favorire la realizzazione di sistemi di vendita "alla spina". In particolare, la Regione si impegna a favorire l'adozione di tali sistemi mediante l'identificazione di incentivi finalizzati all'acquisto di erogatori di prodotti;
implementare la rete distributiva dei carburanti alternativi e a comunicare i prezzi più convenienti praticati dagli impianti campani;
realizzare tutte le iniziative finalizzate all'adozione e alla promozione di un marchio regionale per la tutela delle produzioni campane. Tali iniziative saranno finalizzate a tutelare i produttori campani da fenomeni di contraffazione, a sostenere la commercializzazione del "Made in Campania" ed a garantire il consumatore campano nell'acquisto di prodotti caratterizzati da un eccellente rapporto prezzo/qualità, favorendo le iniziative territoriali che si avvarranno del marchio in forma associativa o commerciale;
Inoltre, la Regione Campania si impegna a costituire mediante un accordo con la Guardia di Finanza, l'Ispettorato Centrale per la Qualità, i N.A.S. e gli altri organismi di controllo interessati, un "Nucleo regionale anti-frode" per il contrasto dei fenomeni commerciali fraudolenti e per la tutela dei produttori e del cittadino-consumatore campano. Insieme ad All'Abi poi la Regione pone in essere tutte le iniziative utili alla costituzione di un tavolo nazionale per le tariffe delle Assicurazioni RC Auto, finalizzato ad armonizzare le tariffe sul territorio nazionale e tutelare gli assicurati campani, sempre più penalizzati dal sistema tariffario distorto attuato in materia di RC Auto dalle compagnie assicurative.
"Si tratta - ha detto il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino - di un'iniziativa molto importante perché interviene in maniera concreta e strutturale sul problema del caro-prezzi, molto sentito in questo momento, soprattutto da tante famiglie e da tanti operatori economici del Mezzogiorno. . In questo momento, è importante stimolare l'economia reale, l'unica che può creare sviluppo. Bisogna aiutare i cittadini, i commercianti, le imprese e tutto il sistema produttivo ad avere nuove opportunità e nuovi spazi di crescita. Il protocollo approvato oggi va esattamente in questa direzione. Adesso dobbiamo lavorare intensamente per rendere subito operativi i contenuti dei punti sottoscritti".
"E' importante - ha commentato il Coordinatore Regione Campania MDC (Movimento Difesa del Cittadino), Eugenio Diffidenti - che dal documento politico si passi subito all'attuazione degli interventi enunciati". Diffidenti ha anche sottolineato come debba "passare il principio dell'indispensabile presenza dei rappresentanti delle associazioni dei consumatori ad ogni tavolo tecnico operativo, in quanto essi sono i legittimi portatori degli interessi di una controparte che non può essere certamente esclusa dalla discussione".
Oltre ai due assessori, hanno firmato il documento i rappresentanti di: Anci Campania, Confservizi, Legautonomie, Umipan, Cgil, Cisl, Uil e Ugl Campania, Adiconsum, Unioncamere Campania, Confazienda, Cida, Codici, Movimento difesa del Cittadino, Assoutenti, Acli Campania, Casartigiani, Acai, Confesercenti, Confapi Campania, Claai Campania, Federconsumatori, Adoc Campania, Movimento Consumatori, Confconsumatori, Lega Consumatori, Legacoop Campania, Confcooperative Campania, Cia Campania, Confcommercio Campania, Confagricoltura Campania, Unimpresa, Coldiretti e Agricampania.

Fonte:helpconsumatori.it

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