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Elenco news :
Bonus per le imprese che promuovono i prodotti alimentari italiani all'estero
Emissioni CO2 falsate, Adoc valuta possibilità di class action
Il milleproroghe è legge
Codacons sulla sperimentazione dei body scanner: inefficaci e potenzialmente dannosi
Enel, successo dell'offerta obbligazioni. Ecco i rendimenti
Internet, la sicurezza non è solo un software
Finanziamenti banche: fondo dello Stato lanciato da Scajola per fornire garanzie richieste
Conti corrente, c’è un nuovo rivale: nasce l’istituto di pagamento, supermercati in prima linea nella gestione dei vostri risparmi
Il grande successo di Windows 7: “doppiato” Windows Vista
Fiducia dei consumatori in forte calo a febbraio
Spiare dipendenti in ufficio quando usano Internet: è illegale per la Cassazione
Affitti alle stelle: +79% dal 2001 al 2009, dati Osservatorio Federconsumatori
Finanziamenti: quelli alle piccole imprese tornano a crescere
Scegliete il vostro browser! Ora è l'Unione Europea a imporvelo
Finanziaria 2010: le novità per il lavoro
Tra bollette pazze e recupero crediti per le famiglie italiane è boom di pignoramenti
Stipendi manager: tetto ai bonus viene cancellato.
Fisco: solo uno su quattro paga le tasse
FEI-Fidigar, €560mln per garantire i finanziamenti alle Pmi
Credito al consumo: costi alti, trasparenza scarsa
Incentivi e agevolazioni fiscali per impianti fotovoltaci e pannelli solari. E l'offerta Beghelli
Imprese e crisi: il credito è sempre un problema
La rivoluzione Blackberry per le Pmi
Bilanci, deducibilità degli interessi passivi
Provider e Major musicali: accordo vicino per canone in bolletta?
Comunicazione annuale dati Iva: invio telematico entro il 1° marzo
Number portability: il Pin che rischia di limitare la libera di scelta degli utenti e blindare il mercato della telefonia fissa
Cambiare mutuo conviene: risparmi fino a 20 o 30 mila euro. Come fare e consigli
Influenza A, Ministero ritira i vaccini; Codacons attende i risarcimenti
Privacy: il garante all’attacco di banche, carte di credito e sanità elettronica
Bonus per le imprese che promuovono i prodotti alimentari italiani all'estero
Le imprese che investono in attività promozionali all’estero (sia Stati membri che Paesi terzi), quali fiere ed eventi, potranno richiedere un bonus fiscale a condizione che l’evento permetta di introdurre operatori economici o consumatori all’acquisto di un determinato prodotto agricolo o agroalimentare purché non rivolto al singolo marchio commerciale o riferito direttamente ad un’impresa.
L’incentivo è rivolto alle imprese produttrici e alle piccole e medie imprese alle quali è riconosciuto rispettivamente un credito d’imposta pari al 50% dell’incremento degli investimenti rispetto alla media degli analoghi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti e un credito d’imposta pari al 50% delle spese eccedenti la media delle spese sostenute nei tre periodi d’imposta precedenti.
La domanda va presentata al Ministero delle politiche agricole entro 90 giorni a decorrere dalla data del 25 febbraio 2010, utilizzando il modello disponibile in formato elettronico sul sito internet del Ministero.
Il modello può essere presentato anche per via telematica, all'indirizzo saco11@politicheagricole.gov.it.
Il credito d'imposta riconosciuto deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui è concesso ed in quelle relative ai periodi in cui lo stesso viene impiegato; il credito va utilizzato in compensazione ai sensi dell'art. 17, D.Lgs. n. 241/1997.Al via il credito d'imposta per le imprese che promuovono i prodotti alimentari italiani all'estero
Fonte:politicheagricole.it
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Emissioni CO2 falsate, Adoc valuta possibilità di class action
I dati delle emissioni di CO2 dichiarati dalle compagnie automobilistiche sono falsati e risultano inferiori alle emissioni effettive: l'inchiesta della rivista tedesca Auto Motor und Sport ha fatto rumore, è stata ripresa dalla stampa, e ora solleva la protesta dell'Adoc che chiede di abolire gli Standard Euro e annuncia che sta valutando l'avvio di una class action contro le aziende e una denuncia all'Antitrust per pubblicità ingannevole.
"E' gravissima la falsificazione dei dati CO2 da parte delle case automobilistiche - dichiara Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - che dichiarano un valore di emissione inferiore alla realtà. Dato che il valore delle emissioni di anidride carbonica costituisce la base degli Standard Euro sulle emissioni inquinanti, chiediamo che questi vengano immediatamente aboliti, in quanto la normativa, all'atto pratico, risulta vuota di significato e dannosa per i consumatori". I consumatori infatti finiscono per rinnovare infatti il parco macchine senza avere la certezza di aver fatto un investimento utile.
L'Adoc, annuncia l'associazione, "sta valutando la possibilità di avviare una class action contro le aziende automobilistiche".
"Sul libretto di circolazione vengono dichiarati consumi non reali e non ottenibili, violando di fatto il contratto d'acquisto - conclude Pileri - attraverso una completa mancanza di trasparenza e corretta informazione verso i consumatori. Per questo stiamo valutando, con il nostro pool di avvocati, la possibilità di intentare una class action contro le compagnie automobilistiche e di denunciare le stesse all'Antitrust per pubblicità ingannevole. Non c'è nulla di realmente "ecologico" nei nuovi modelli messi in commercio, una truffa bella e buona a danno degli ignari cittadini".
Fonte:helpconsumatori.it (BS)
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Il milleproroghe è legge.
Un riepilogo delle novità fiscali Approvato in via definitiva dal Senato alla terza lettura con 134 voti favorevoli, 99 contrari e 4 astenuti
Il milleproroghe è legge. E'stato approvato oggi, infatti, in via definitiva dal Senato, con 134 voti favorevoli, 99 contrari e 4 astenuti, il Dl 194/2009. In campo fiscale, sono confermate le disposizioni contenute nel testo originario del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2009, con le novità introdotte durante la prima lettura del Senato e approvate da Palazzo Madama lo scorso 11 febbraio.
Scudo fiscale
Il provvedimento riapre i termini dello scudo fiscale, stabilendo una nuova finestra temporale (30 dicembre 2009 - 30 aprile 2010) entro cui poter effettuare le operazioni di emersione: con l'imposta sostituiva al 6% per le operazioni concluse entro il 28 febbraio e al 7% per quelle effettuate dal 1° marzo fino al 30 aprile. Inoltre, il decreto prevede che il ministero dell'Economia e delle Finanze presenti entro il prossimo 15 giugno una relazione sul numero delle operazioni di rimpatrio e regolarizzazione perfezionate al 15 dicembre 2009, al 28 febbraio e al 30 aprile 2010.
Sono raddoppiati i termini per l'accertamento (ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva) che scatta sulla base della presunzione di legge in base alla quale gli investimenti e le attività finanziarie detenute in paradisi fiscali si considerano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione in Italia, salvo prova contraria del contribuente. Al raddoppio anche i termini relativi alla notifica dell'atto di contestazione o di irrogazione delle sanzioni riguardanti le violazioni degli obblighi sul monitoraggio fiscale relativi agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenuti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato.
Ravvedimento operoso possibile fino al 30 aprile per i lavoratori dipendenti che intendono regolarizzare l'incompleta o omessa compilazione del modulo RW in riferimento alle disponibilità finanziarie derivanti da lavoro prestato all'estero e detenute fuori dai confini nazionali alla data del 31 dicembre 2008.
Studi di settore
La pubblicazione degli studi di settore sulla Gazzetta Ufficiale per gli anni d'imposta 2009 e 2010 avverrà entro il 31 marzo 2010 e 31 marzo 2011. In questo modo l'Amministrazione finanziaria potrà aggiornare gli strumenti di accertamento tenendo conto degli effetti prodotti dalla crisi economica.
5 per mille
E' prorogato al 30 aprile 2010 il termine entro cui le associazioni no profit che hanno presentato tempestivamente la domanda di ammissione al riparto del cinque per mille possono consegnare l'integrazione documentale o le autocertificazioni per l'assegnazione dei fondi relativi agli anni 2006, 2007 e 2008.
Abruzzo
Sospesi fino al 30 giugno 2010, per le popolazioni abruzzesi colpite dal sisma, gli adempimenti e i versamenti tributari, nonché i contributi previdenziali e assistenziali e i premi Inail.
Frontalieri
Anche per il 2011 i redditi prodotti dal lavoro dipendente svolto all'estero, in zone di frontiera, in modo esclusivo e continuativo, saranno tassati solo per la parte eccedente gli 8mila euro.
Sostituti d'imposta
Slitta al 2011 l'obbligo dell'invio mensile delle dichiarazioni dei sostituti d'imposta, introdotto dall'articolo 44-bis del Dl 269/2003. La trasmissione mensile in modalità elettronica dei dati di carattere fiscale e contributivo doveva prendere il via dalle retribuzioni di gennaio 2010. Nel corso di quest'anno partirà una fase sperimentale gestita da Agenzia delle Entrate e Inps.
Piccola proprietà contadina
Confermate per il 2010 le agevolazioni per la piccola proprietà contadina: imposte di registro e ipotecaria in misura fissa (168 euro ciascuna) e imposta catastale all'1%, e onorari ai notai ridotti al 50%, sull'acquisto di terreni da parte di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Le agevolazioni decadono se entro cinque anni i terreni sono venduti o non vengono più coltivati o condotti direttamente.
Zone franche
Ok alle agevolazioni fiscali alle piccole e microimprese che operano nelle aree individuate dal Cipe come zone franche urbane. Il tetto massimo di spesa è fissato a 50 milioni di euro all'anno per il 2008 e il 2009.
Benzinai
Prorogate per i periodi d'imposta 2009 e 2010 le deduzioni forfetarie dal reddito d'impresa per gli esercenti impianti di distribuzione di carburanti.
Sfratti
Prorogata fino al 31 dicembre 2010 la sospensione delle procedure di sfratto nei confronti di particolari categorie sociali disagiate.
Fonte:nuovofiscooggi.it (Alessandra Gambadoro)
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Codacons sulla sperimentazione dei body scanner: inefficaci e potenzialmente dannosi
Lo ha annunciato il Presidente dell’Enac Vito Riggio: nei voli diretti Roma-Fiumicino e Milano Malpesna-Stati Uniti saranno sperimentati i primi body scanner. E il Codacons esprime le sue incertezze sulla decisione: “Ci stupisce - ha dichiarato il Presidente dell’associazione Carlo Rienzi - la sicurezza con la quale ieri Riggio ha garantito che le onde elettromagnetiche millimetriche non hanno effetti sulla salute. Considerato che la tecnologia a TeraHz non è mai stata impiegata sull'uomo e non esistono studi a riguardo, ci stupisce tanta tranquillità. La verità è che la nocività della tecnologia a Terahertz non è conosciuta. Il principio di precauzione, quindi, la esclude”. L’associazione, oltre a sottolineare la potenziale pericolosità dei body scanner, evidenzia come questi strumenti che si limitano a mettere a nudo le persone, “nulla possono fare, però, se i kamikaze, come fanno già i corrieri della droga, ingerissero degli ovuli con esplosivo a tempo o attivabile con un normale radiocomando. In tal caso, solo una normale radiografia a raggi x, sicuramente nociva, potrebbe smascherarli”. L’associazione fa infine sapere che, in base alla legge n. 241 del 1990, procederà a richiedere la documentazione in merito ai pareri della Commissione istituita dal Ministero della Salute e ad visualizzare i relativi contratti di appalto per l’installazione delle opere.
Fonte:studiocataldi.it (Luisa Foti)
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Enel, successo dell'offerta obbligazioni. Ecco i rendimenti
Enel ha chiuso in anticipo l'offerta paneuropea delle due nuove obbligazioni a tasso fisso e variabile riservate ai piccoli risparmiatori. Enel è stato il primo emittente italiano a proporre al pubblico obbligazioni corporate anche al di fuori dei confini nazionali. L'azienda fa sapere che dai risparmiatori sono arrivate richieste per 14,66 miliardi di euro, quasi 5 volte l'offerta messa a disposizione da Enel che è stata di 3 miliardi. La scadenza delle obbligazioni è il 26 febbraio 2016.
Quelle a tasso fisso pagano un tasso di interesse nominale annuo lordo pari al 3,50% e saranno emesse a un prezzo pari al 99,89% del loro valore nominale. Le obbligazioni a tasso variabile sono fruttifere di interessi che saranno corrisposti agli investitori semestralmente in via posticipata e calcolati al tasso variabile nominale annuo pari all'Euribor a 6 mesi maggiorato di un margine pari a 73 punti base; tali obbligazioni saranno emesse a un prezzo pari al 100% del loro valore nominale. A seguito della fissazione in data odierna dell'Euribor a 6 mesi a 0,963%, il tasso nominale annuo della prima cedola in pagamento il 26 agosto 2010 risulta pari a 1,693%.
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Internet, la sicurezza non è solo un software
La sicurezza dei pc non è un problema da prendere sottogamba. Lo dice Symantec, ma potrebbe sembrare una presa di posizione di parte, e gli fa eco la Polizia Postale e delle Comunicazioni. In occasione della presentazione della quarta versione di Norton 360, l'azienda californiana ha lasciato la parola ai portavoce delle forze dell'ordine che quotidianamente sono in prima linea sul fronte della sicurezza informatica. "Siamo un Paese all'avanguardia in fatto di legislazione e di strumenti utili a difendere i cittadini", dice con orgoglio Eliseo Santoro, primo dirigente del compartimento lombardo della Polizia delle comunicazioni. Tuttavia c'è bisogno di maggiore attenzione da parte di chi naviga e una conoscenza più approfondita dei rischi che si corrono, spiega Fabiola Treffiletti, vice questore aggiunto nella medesima divisione. Come dire che i moderni mezzi di comunicaizone via Internet vanno usati con attenzione, perché si può incappare in conseguenze più grandi del previsto. Per esempio? I siti di phising raccolgono i dati della carta di credito o del conto corrente simulando i portali delle banche. Cadendo in questa trappola, ci si può ritrovare con una denuncia penale di riciclaggio di fondi. Basterebbe un po' più di attenzione, verificando se si tratta di una e-mail o di un sito accreditato o solo di una messinscena. Insomma, è sufficiente adottare quel buon senso che si ha nella vita reale e che, a quanto pare, sembra deficitare quando si naviga sul Web. Certo, le trappole si fanno sempre più sofisticate e fanno leva proprio sulle paure altrui, sulla disinformazione e sulla mancanza di alcuni strumenti di protezione. Symantec, ovviamente, propone il suo Norton 360 v. 4 come soluzione completa per qualsiasi tipo di rischio. La suite permette di tenere sotto controllo tutte le attività in corso nel sistema, di eseguire il backup e l'ottimizzazione automatica dei dischi fissi, di scongiurare qualsivoglia rischio proveniente da Internet. Si fonda sul concetto di reputazione: ai file presenti nel sistema viene attribuito un punteggio sulla loro affidabilità; dunque quelli ritenuti innocui sono lasciati "liberi", mentre sono sotto stretta osservazione quelli sconosciuti. Impossile aggirare il sistema, dato che ogni file è riconoscibile e non falsificabile. Sempre sotto la lente d'ingrandimento c'è il browser, per scoprire e comunicare i possibili rischi nascosti dietro le pagine Web, mentre grazie al backup on-line si raggiungono i dati personali ovunque ci si trovi. Anche via smartphone: il client Tiki per iPhone e Android fa navigare nei salvataggi e recuperare anche i singoli archivi. Insomma, 360 v.4 è davvero potente. Ma non basta. Si tratta di uno scudo intelligente che non può sostituire il controllo umano. Dunque, la dottoressa Treffiletti ci tiene a precisare che è necessaria una "generale diffidenza" in Internet, soprattutto nell'ambito dei social network dove un'amicizia sbagliata può portare a gravi conseguenze. Inoltre, è bene scegliere password robuste e difficilmente associabili alla sfera privata e verificare la presenza di errori di grammatica o a frasi strane all'interno dei messaggi che si ricevono. Questi indizi, insieme con richieste di informazioni personali con un metodo non credibile, possono bastare per scoprire una truffa. Ricordate che una banca non chiede mai dati che conosce già e che una verifica telefonica in più può evitarvi ruberie o addebiti indiscriminati sui vostri conti.
Fonte:ilsole24ore.com (Luca Figini)
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Finanziamenti banche: fondo dello Stato lanciato da Scajola per fornire garanzie richieste
Settanta milioni e opererà con metodo rotativo, concedendo garanzia dello Stato per ottenere dalle banche finanziamenti a tasso agevolato per il salvataggio e la ristrutturazione, con priorità alle piccole e medie aziende.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha varato un nuovo ‘Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione’ delle imprese in crisi, con l’obiettivo di assicurare una garanzia dello Stato per ottenere dalle banche finanziamenti a tasso agevolato a favore delle imprese in difficoltà, con priorità alle piccole e medie imprese e a quelle che abbiano fatto ricorso alla cassa integrazione.
Il Fondo metterà a disposizione 70 milioni e opererà con metodo rotativo. Nei prossimi anni sarà quindi in grado di mobilitare finanziamenti agevolati per centinaia di milioni di euro. Il ministro Scajola ha spiegato che "Si tratta di un provvedimento di grande impatto strategico soprattutto in questo momento di crisi, volto a sostenere il sistema produttivo e metterlo in grado di agganciare la ripresa che, sia pure lentamente e timidamente, si sta manifestando anche in Italia".
Il nuovo fondo annunciato da Scajola è solo l’ennesima novità che mira a sostenere le imprese italiane in crisi che, passato il momento peggiore della forte cirsi economica che ha travolto le economie, non sono ancora riuscite a ‘riprendersi’.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Conti corrente, c’è un nuovo rivale: nasce l’istituto di pagamento, supermercati in prima linea nella gestione dei vostri risparmi
1 marzo 2010, una data che potremmo essere costretti a ricordare a lungo. Una data che, più di noi, dovranno forse tener presente le banche “tradizionali” e Poste Italiane, dal momento che cadrà ufficialmente l’esclusiva, della quale questi soggetti hanno usufruito sin qui, dei servizi di pagamento. Si potranno, dunque, aprire conti anche presso le catene della grande distribuzione, le società telefoniche e quelle di servizi. Nessuno è escluso, porte aperte anche dall’estero. Benché non siano veri e propri conti corrente, quelli voluti dall’Unione europea e battezzati con il nome di “conti di pagamento” sono strumenti che si avvicinano sensibilmente ai prodotti di risparmio tradizionale. Andiamo a scoprirli…
Non si fa banca, non si trattano titoli né si vendono mutui. Solo piccoli prestiti, della durata massima di 12 mesi, erogabili solo se legati a all’acquisto di qualcosa presso il punto vendita cui si fa riferimento (“istituto di pagamento”). Con il conto di pagamento, che potrà essere alimentato da versamenti in contanti, dallo stipendio o dalla pensione, sarà possibile effettuare svariate operazioni: versare e prelevare denaro, saldare bollette, fare bonifici, mandare soldi all’estero, pagare anche con i telefonini o dal computer. Il tutto in una logica di spesa, piuttosto che di accumulazione, e con l’obiettivo non dichiarato ma sempre presente di togliere di mezzo un bel po’ di denaro contante, per la cui gestione si spendono vagonate di miliardi di euro ogni anno in tutta Europa.
Sul conto non è previsto un tasso di interesse a favore del cliente, che però potrà rifarsi attraverso l’accesso “esclusivo” a sconti sugli acquisti. Memori di un passato creativo e pericoloso, a Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia, hanno voluto imporre, già prima della partenza del progetto (e menomale), paletti molto rigidi: patrimonio, trasparenza e onorabilità della governante saranno sottoposte a strumenti di controllo che già sono validi per le banche. In pista ci sono Carrefour e Coop, più le società di telefonia: tutti ancora orientati, però, ad appoggiarsi alle banche. Per ora…
Fonte:bassitassi.com (Moreno)
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Il grande successo di Windows 7: “doppiato” Windows Vista
Sono bastati solo 5 mesi a Windows 7 per “doppiare” il suo predecessore Vista. Non che fosse così difficile visto il flop del precedente S.O. di Microsoft, ma questo è un importante segnale che su Microsoft è tornato il sereno e anche la fiducia degli utenti.
I numeri parlano molto chiaro, NetApplications ha dichiarato che “Seven“, ha già raggiunto una quota del mercato pari al 9%. Un ottimo risultato vista la giovinezza, commercialmente parlando, del nuovo S.O. Microsoft.
Ma il dato che interessa di più e che testimonia il buon andamento di Seven è che nei primi 5 mesi ha raddoppiato il numero di utenti che sono passati a questo S.O., rispetto a quanto fece Vista nello stesso periodo. Come dire che gli utenti che sono migrati da Xp o da Vista a Seven sono il doppio di quanti migrarono da Xp a Vista nello stesso periodo.
Un trend questo, che non sembra arrestarsi a quanto riferiscono sempre quelli di NetApplications, e in poco tempo Seven potrebbe sopravvanzare Vista nelle quote di mercato.
A tal riguardo, dopo aver specificato che Seven ha circa il 9% del mercato, va sottolineato come il S.O. ancora più utilizzato sia l’inossidabile Xp con una quota pari al 66% circa. Vista si ferma a meno del 18%.
La vera sfida di Seven dunque, non sarà quella di battere Vista, ma quella di soppiantare il molto apprezzato ed ancora utilizzatissimo Windows Xp.
Fonte:blog.pmi.it (Filippo Vendrame)
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Fiducia dei consumatori in forte calo a febbraio
Nella consueta indagine mensile dell'Isae, l'indice di riferimento a febbraio scende di quasi quattro punti (da 111,6 a 107,7), tornando in prossimità dei valori dello scorso luglio. A peggiorare, spiega l'Istituto di studi e analisi economica, sono soprattutto le valutazioni sulla situazione del paese, il cui indice si deteriora da 88,5 a 79 avvicinandosi ai valori dello scorso maggio. Scendono anche gli indicatori relativi alle attese a breve termine (da 101 a 96,5), ai giudizi sulla situazione corrente (da 119,3 a 116,3) e alle valutazioni sulla propria situazione personale (da 123,4 a 122).
In particolare, come lo scorso mese ma con maggiore intensità, viene evidenziato che le indicazioni più sfavorevoli provengono dalle opinioni sia riguardo alla situazione del paese (soprattutto ai giudizi) sia al mercato del lavoro. I consumatori inoltre confermano la percezione di nuovi aumenti dei prezzi negli ultimi dodici mesi: per il secondo mese consecutivo prevalgono quanti li ritengono aumentati («molto» o «abbastanza») rispetto a coloro che li stimano invece «stabili» o «diminuiti», con il saldo che passa da 5 a 9, sui massimi dallo scorso giugno. Le attese a breve termine, pur restando ancora negative, risalgono marcatamente rispetto alla scorsa rilevazione.
A livello territoriale, la fiducia scende in tutte le zone d'Italia, con maggiore intensità nelle regioni del Nord, soprattutto nel Nord-Est, mentre nel Centro si rileva la flessione di minore intensità.
Fonte:pmiblog.it (ML)
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Spiare dipendenti in ufficio quando usano Internet: è illegale per la Cassazione
Illegale l'utilizzo di software spia in azienda, finalizzati al controllo dei dipendenti in relazione all'uso del Pc, in particolare, se navigano sul Web, l'installazione è subordinata all'accordo con sindacati. Questa l’ultima sentenza della Cassazione.
La Corte suprema ha giudicato illegittimo il licenziamento del dipendente avvenuto per ben due volte con la motivazione di ‘avere usato internet per ragioni non di servizio in contrasto con il regolamento aziendale’, ritenendola una violazione della riservatezza e dell'autonomia del lavoratore.
La Cassazione ha dichiarato illeggittima l'installazione di qualsiasi sistema di controllo, così come i sistemi di controllo dell'accesso ad aule riservate o gli apparecchi di rilevazione di telefonate ingiustificate, in quanto i controlli devono riguardare solo l'attività lavorativa. E ha, inoltre, stabilito che un'eventuale installazione di qualsiasi sistema di controllo deve essere autorizzata dall'accordo con le rappresentanze sindacali all'interno dell'azienda.
Dunque, la Cassazione sembra dare il via libera ai dipendenti a navigare su internet in ufficio anche nelle ore di lavoro, impedendo al contempo ai datori di lavoro di vietarlo, ma sottolinea che la navigazione deve avvenire ‘senza farne troppo abuso’.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Affitti alle stelle: +79% dal 2001 al 2009, dati Osservatorio Federconsumatori
Nel 2009 vivere in una casa in affitto costa il 72% in più rispetto al 2001, mentre la vita in una casa di proprietà è aumentata del 22%. Sono i dati aggiornati dall'Osservatorio Nazionale di Federconsumatori sulle variazioni dei costi per l'affitto e per il mantenimento della casa, dal 2001 al 2009. Dunque, soltanto l'affitto, per un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di una città metropolitana, in 8 anni è passato da 610 euro mensili a 1090 (+79%); e sono aumentate anche le spese di condominio, di riscaldamento (da 81 euro mensili a 120), di luce, acqua e manutenzione ordinaria (quest'ultima è cresciuta del 262%). L'unico costo ad aver registrato un calo è il telefono, che è passato da 24 euro mensili a 21.
Il mutuo per una casa di proprietà, con le stesse caratteristiche, è passato da 450 euro del 2001 a 502 del 2009, con una crescita del 12%. Da ciò si evince che è proprio l'affitto a fare la differenza. Rispetto al 2008 addirittura i costi per l'abitazione di proprietà sono diminuiti del 10%, grazie soprattutto al calo delle rate dei mutui.
L'Osservatorio Federconsumatori ha calcolato anche le variazioni del costo delle abitazioni e delle annualità di stipendio necessarie per acquistare casa. Per l'acquisto di un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di una grande area metropolitana, si è passati da 15 anni di stipendio necessari nel 2002 a 18,4 anni nel 2009.
"Quello che emerge chiaramente da questo studio - dichiarano Federconsumatori e Adusbef - è che la casa continua a rappresentare uno dei problemi più gravi del Paese, sia per quanto riguarda le abitazioni in affitto che per quelle di proprietà. A registrare i maggiori disagi, inoltre, sono soprattutto i giovani che vogliono emanciparsi o che vogliono mettere su famiglia".
Per questo le due Associazioni dei consumatori chiedono al Governo urgenti provvedimenti che riducano il costo dell'abitazione, soprattutto per i ceti più deboli, dotando il Piano per l'edilizia abitativa ex DL 112/08 della necessaria provvista finanziaria. "A tale fine - chiedono i Consumatori - sarebbe opportuno che le imposte ricavate dal settore dell'edilizia residenziale pubblica (circa 180 milioni di euro annui) siano riversate allo stesso settore, contribuendo a creare un fondo costante nel tempo da incrementare con fondi regionali e locali, per far fronte alla pesante carenza di abitazioni per i ceti più deboli".
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Finanziamenti: quelli alle piccole imprese tornano a crescere
L’erogazione del credito a favore delle famiglie produttrici, ovverosia le società di fatto, le società semplici, e le imprese individuali con un numero di addetti fino a cinque, registra segnali di miglioramento nel nostro Paese. Questo è quanto, in particolare, emerge da un’indagine che a Bologna hanno presentato congiuntamente la Confartigianato ed il colosso bancario europeo Unicredit Group; in particolare, nel dicembre dell’anno scorso i finanziamenti alle piccole imprese sono aumentati dell’1,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno dopo che, sia nel 2008, sia nell’intero 2009, il livello dei finanziamenti bancari a sostegno del sistema produttivo ha segnato il passo. L’indagine presentata a Bologna ha da un lato fatto il punto sul contesto congiunturale, e dall’altro sono state tracciate le linee guida e le strategie per il rilancio.
Al riguardo, il Deputy CEO di UniCredit Group, Roberto Nicastro, ha posto l’accento sul fatto che nel nostro Paese la ripresa passa attraverso il rilancio di settori dell’economia in cui l’artigianato esercita un ruolo chiave, dal turismo all’export e passando per il comparto delle costruzioni. Due, in particolare, sono stati i progetti Unicredit per il sostegno al credito alle imprese nel periodo della crisi: “SOS Impresa Italia“, finalizzato ad aiutare le PMI sane ma in difficoltà temporanea a causa della pessima congiuntura, e Impresa Italia per dare sostegno alle imprese in temporanea crisi di liquidità.
Nel complesso, in accordo con i dati comunicati dal Deputy CEO Nicastro, solo lo scorso anno Unicredit, tra finanziamenti a breve, e quelli a medio ed a lungo termine, ha erogato crediti per 10,6 miliardi di euro con otto pratiche su dieci accettate su un totale pari a ben 166 istruttorie. La percentuale di accettazione 2009, pari come detto all’80%, è tra l’altro aumentata rispetto al 76% dell’anno precedente. Uno dei problemi legati ai finanziamenti PMI, lo ricordiamo, è stato proprio quello relativo, in generale per il sistema bancario, a condizioni troppo rigide per accedere al credito e per vedersi accettata la richiesta.
Fonte:bassitassi.com (Fil)
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Scegliete il vostro browser! Ora è l'Unione Europea a imporvelo
A partire dai primi di marzo, chi usa un Pc con Windows (XP, Vista o 7) - cioè la stragrande maggioranza di chi ha un computer - potrebbe trovarsi improvvisamente di fronte a una schermata di selezione del browser, cioè del programma che ci serve a navigare su internet, come quella qui sotto:
Questo è dovuto a un accordo tra Microsoft e l'Unione Europea, nel quadro di procedimenti relativi alla posizione dominante di Windows nel mercato dei sistemi operativi. Secondo l'UE, il fatto che Internet Explorer fosse il browser predefinito nelle varie versioni di Windows lo avrebbe avvantaggiato nei confronti della concorrenza, danneggiando il mercato dei browser.
Cos'è un browser? Un navigatore di internet
Il vantaggio di cui ha goduto Internet Explorer è indubbio, così come è fuori discussione che in giro ci siano browser migliori, soprattutto se confrontati con le sue versioni più vecchie, ma purtroppo ancora molto utilizzate (la 6 e la 7).
Allo stesso modo è indubbio che il browser sia uno dei programmi fondamentali dell'informatica odierna, in grado addirittura di influire sullo sviluppo del web e sulla diffusione di virus e schifezze informatiche di vario genere.
Il problema di questa iniziativa è che, come mostra un divertente video da noi realizzato molti utenti di internet non sanno cosa sia un browser (eppure è il programma che state usando in questo momento per visualizzare questa pagina). Quindi non si capisce su che basi, trovandosi di fronte alla schermata di cui sopra, saranno in grado di effettuare una scelta oculata. Sarebbe stato molto più utile se l'Unione Europea avesse imposto una serie di parametri e normative che i browser devono rispettare.
Una scelta importante: il nostro test sui browser vi aiuta
Comunque, meglio così che niente: è auspicabile che, se non altro, l'iniziativa possa generare interesse intorno all'argomento browser e mostri alle persone che "cliccare sulla "e" blu non è l'unico né il miglior modo per navigare nel world wide web.
Qualche mese fa abbiamo pubblicato su Hi_Test un test comparativo proprio sui browser che vi aiuta a capirne di più sull'argomento e scegliere il browser più adatto alle vostre esigenze.
Ricordiamo infine che la finestra di scelta (nota anche come "ballot screen") non comparirà automaticamente a tutti, ma solo agli utenti che hanno attivato la funzione di aggiornamento automatico di Windows, oltre che a chi acquista un computer nuovo. Per tutti resta valida, naturalmente, la possibilità di scaricare e installare in qualunque momento un browser a piacimento, secondo le normali modalità di installazione di un programma.
Fonte:altroncosumo.it
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Finanziaria 2010: le novità per il lavoro
In particolare sono previsti: - rifinanziamento, per l'anno 2010, delle misure introdotte, anche a livello sperimentale, attraverso i diversi interventi legislativi anti-crisi, ampliandone, in alcuni casi, l'ambito di applicazione; - concessione in deroga alla vigente normativa di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale; - nuovi criteri per l'indennità di disoccupazione; - modifiche all'una tantum per i lavoratori a progetto - incentivi ai datori che rioccupano lavoratori disoccupati e svantaggiati; - incentivi agli intermediari del mercato del lavoro che concorrono alla formazione, alla riqualificazione e al reinserimento dei lavoratori svantaggiati o disoccupati; - ripristino dello staff leasing; - l'ampliamento dei casi di utilizzo della somministrazione di manodopera - previsione della percentualizzazione della retribuzione dell'apprendista; - chiarimento degli ambiti di operatività delle prestazioni occasionali di tipo accessorio (c.d. buoni lavoro) anche con riferimento al committente pubblico; - proroga per il 2010 dell'applicazione dell'imposta sostitutiva del 10% sugli emolumenti legati alla produttività (Legge 23 dicembre 2009, n. 191)
Fonte:studiocataldi.it (Francesca Bertinelli)
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Tra bollette pazze e recupero crediti per le famiglie italiane è boom di pignoramenti
Bollette, quelle non pagate e quelle 'pazze', e dubbie procedure di recupero crediti. Fra insolvenze, errori, inefficienze, e dolo, almeno in alcuni casi, gli italiani continuano ad essere vessati da pignoramenti e decreti ingiuntivi. L'ADNKRONOS ricostruisce la filiera che parte dalla singola bolletta, che sia della luce, dell'acqua o del gas, e arriva alle minacciose comunicazioni con cui le societa' che hanno acquistato i crediti dalle municipalizzate comunicano le azioni giudiziarie.
Il dato di partenza riguarda il settore del recupero crediti. La maggior parte delle societa' hanno chiuso il 2009 con fatturati in crescita. Grazie alla crisi, perche' ha fatto lievitare i casi di insolvenza, quelli reali e quelli presunti, facendo aumentare i volumi di lavoro. L'importo affidato alle societa' specializzate ha sfiorato i 20 miliardi nel 2008 ed e' cresciuto di altri 10 mld nel 2009, arrivando alla soglia dei 30 mld. Tanto che gli addetti sono oggi oltre 14mila, con un aumento del 33% rispetto al 2007, dicono i dati di Unirec, l'Unione nazionale delle imprese di recupero crediti.
Il rischio d'impresa delle societa', che acquistano gia' i crediti ad un prezzo inferiore al loro valore, e' tutto nell'incasso effettivo delle somme prese in carico, che diventa sempre piu' difficile. Ancora una volta, sono i dati a dimostrarlo. Se nel 2007 l'attivita' di recupero aveva fatto rientrare 4,8 miliardi pari al 31% del totale, nel 2008 la percentuale e' scesa al 29% (5,6 miliardi) e al 28% nel primo semestre del 2009 a quota 3,7 miliardi.
Proprio per la difficolta' di arrivare all'effettiva riscossione del credito, gestendo decine di migliaia di pratiche al mese, e' indispensabile per le societa' fare efficienza per riuscire a restare sul mercato. Tradotto, piu' clienti si convincono a pagare senza andare a ricostruire la storia del credito e piu' si guadagna.
Andando dal generale al particolare, e' significativo il caso della societa' Esattoria Riscossioni Roma. Fra le altre partite di crediti, ha acquisito quelli della multiutility (luce e acqua) Acea. E, fin qui, nulla di anomalo: e' l'art. 1260 del Codice civile a disporre che "il creditore puo' trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purche' il credito non abbia carattere strettamente personale, o il trasferimento non sia vietato dalla legge". E non e' questo il caso. Il problema, semmai, e' nel meccanismo che si innesca per portare a compimento il recupero del credito.
Come emerge da un caso emblematico. Oggetto della comunicazione inviata ad un cliente Acea e' una bolletta del novembre 2004 di 131,24 euro, che risulta non pagata. Poi, segue la dicitura 'essendo risultati vani i precedenti tentativi di definizione bonaria, la informiamo che si sta per promuovere azione giudiziaria'. Successivamente si comunica che 'previo ordine del Tribunale si procedera' all'asporto dei beni pignorati e della relativa vendita'. Infine, la richiesta effettiva. 'E' consentito sospendere l'insaturando procedimento giudiziario di pignoramento, con immediato versamento che dovra' essere effettuato senza ritardo, per l'importo pari a 323,91 euro'. L'importo della bolletta iniziale e' dunque praticamente triplicato e la minaccia del sequestro dei beni e' usato come deterrente. A prescindere da ogni verifica sul credito di partenza.
Proprio per far fronte a casi del genere, e a quelli anche peggiori in cui si riscontrano gli estremi della truffa, le associazioni dei consumatori hanno intrapreso un percorso di denuncia che oggi inizia a dare i primi frutti. Adiconsum e Unirec il 16 novembre scorso hanno firmato un Avviso Comune per una gestione del recupero crediti che tenga conto delle particolari difficolta' incontrate da tante famiglie italiane, soprattutto nell'onorare le rate di finanziamento del credito al consumo.
L'accordo siglato a novembre prevedeva la costituzione di un Ente bilaterale, l'Ebitec, che e' stato effettivamente costituito il 19 febbraio in occasione dell'assemblea straordinaria di Unirec e sta gia' lavorando per chiarire le giuste e corrette modalita' di recupero crediti. ''Un primo importante e concreto chiarimento realizzato dall'Ente Bilaterale, nell'interesse dei cittadini e degli operatori del settore, e' finalizzato ad evitatare abusi, facendo chiarezza sulle corrette modalita' con cui devono svolgersi le visite domiciliari, le telefonate al debitore, e su come debbano essere redatte le lettere e gli avvisi di messa in mora'', ha dichiarato nell'occasione Antonio Persici, Presidente di Unirec.
''Abbiamo invitato a partecipare ai lavori di Ebitec anche un esponente del Laboratorio Privacy e sviluppo dell'ufficio del Garante. Riteniamo infatti che le iniziative dell'Ente Bilaterale debbano, nell'interesse generale, essere quanto piu' condivise possibile con i rappresentanti delle istituzioni che tutelano il diritto alla riservatezza e che operano per una maggiore partecipazione del cittadino ai processi decisionali che impattano sulla vita quotidiana dei consumatori'', ha aggiunto Pietro Giordano, Segretario Nazionale di Adiconsum
Fonte:adnkronos.com
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Stipendi manager: tetto ai bonus viene cancellato.
Le retribuzioni dei grandi manager tornano ad essere stabilite dal mercato e non dalla legge. Così il tanto auspicato tetto agli stipendi dei manager fa marcia indietro. L'inversione di rotta è stata sancita in commissione Finanze della Camera sulla base di un emendamento presentato dal relatore, Gerardo Soglia (Pdl), per cui viene cancellato il divieto per il trattamento economico dei manager di superare quello annuo lordo spettante ai parlamentari, comprese indennità e stock option.
La commissione Finanze della Camer ha aprovato l’emendamento con il parere favorevole del Pd e dell’Udc. Il testo cancella dunque i due commi che prevedevano che il ‘trattamento economico onnicomprensivo’ dei manager degli istituti di credito e delle società quotate non potesse superare il trattamento annuo lordo spettante ai parlamentari e che vietavano di includere tra gli emolumenti e le indennità le stock option.
Il nuovo testo potrebbe essere accolto dalla commissione Politiche dell'Unione europea e comunque dovra' passare il vaglio dell'aula al momento dell'esame del provvedimento. Il deputato e relatore al ddl Gerardo Soglia ha spiegato che “era un norma incostituzionale e demagogica, da stato stalinista”.
Il voto in commissione è la spiegazione del democratico Francesco Boccia, “legato esclusivamente a un aspetto tecnico di conformità con una direttiva europea”. E ora i democratici annunciano di essere pronti a riprendere la battaglia delle buste paga perchè chi lavora nelle società pubbliche o in quelle che hanno usufruito di sostegni pubblici o in aziende private in amministrazione straordinaria non deve poter guadagnare maxi-compensi. Un’idea che non convince la maggioranza.
Fonte:businessonline.it(Marianna Quatraro)
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Fisco: solo uno su quattro paga le tasse
Che sia povertà o furbizia, in Italia un contribuente su quattro non versa un euro nelle casse dello Stato. Il 27% dichiara un reddito basso e beneficia di deduzioni e detrazioni che, di fatto, annullano il prelievo fiscale. Metà dei contribuenti, poi, non supera i 15mila euro l’anno. Solo il 40%, invece, dichiara un reddito tra i 15 mila e i 35mila euro. Pochissimi i «Paperoni», con entrate superiori a 100mila euro l’anno: l’1%. Il reddito medio dichiarato non supera i 18.661 euro (il 2% in più rispetto al 2006). È questa la fotografia dell’Italia alla luce delle dichiarazioni presentate nel 2008, relative ai redditi dell’anno precedente. Un tenore di vita, nel complesso, decisamente basso. Nel 2007, dunque, secondo il dipartimento delle Finanze, l’Erario ha incassato 142,4 miliardi di euro sull’Irpef, ma a pagarli sono stati solo 30,5 milioni di cittadini, rispetto agli oltre 41 milioni di contribuenti. Più della metà delle imposte sulle persone fisiche, esattamente il 52%, è sborsata solo da circa il 12% degli italiani, con redditi oltre i 35mila euro. E sono quasi tutti lavoratori dipendenti e pensionati, visto che queste due categorie producono in totale il 78% dei redditi, contro il 5% delle imprese e il 4,2% dei lavoratori autonomi. Mediamente, sono stati versati al Fisco 4.670 euro pro-capite. Quanto alle società di capitali, metà non paga tasse perché denuncia perdite di bilancio. Sono solo 526mila, il 52,6% del totale, quelle che dichiarano un’imposta netta positiva.
I contribuenti con partita Iva, invece, sono diminuiti dell1% rispetto al 2006, ma l’81% paga solo il 9% dell’ammontare dell’imposta incamerata dall’Erario. Un quadro che preoccupa sindacati e categorie, sul piede di guerra in nome di una maggiore uguaglianza fiscale. Un quadro che preoccupa ancora di più visti i risultati non certo esaltanti dello scudo fiscale: un’arma che aveva promesso tanto e che – ad oggi – ha portato solo la metà di quanto preventivato (si parla di 35 miliardi a fronte dei 95 calcolati dal Ministero del Tesoro).
Fonte:bassitassi.com
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FEI-Fidigar, €560mln per garantire i finanziamenti alle Pmi
Credito più facile per le piccole e medie imprese (Pmi) italiane grazie ai fondi comunitari dopo che il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e Fidi.Gar., l’associazione temporanea d’impresa di cui fanno parte Eurofidi, ApiVeneto Fidi e Sardafidi, hanno firmato un accordo di controgaranzia da 280 milioni di euro.
L’intesa, siglata nell’ambito del Programma per la competitività e l’innovazione (CIP) 2007-2013, rende disponibile un plafond da 560 milioni di euro per garantire prestiti bancari da concedere alle Pmi per realizzare gli investimenti e finanziare le loro esigenze di liquidità.
Ciò, in un momento critico per la nostra economia, in cui è fondamentale stimolare la nascita di nuove attività, sostenere lo sviluppo e l’innovazione di quelle già esistenti, nonché l’incremento dell’occupazione.
Le garanzie riguardano finanziamenti relativi alle spese di avviamento, ad investimenti materiali e immateriali, a progetti da sviluppare nel settore delle energie pulite, dedicati al miglioramento dell’impatto ambientale, alla ricerca finalizzata all’innovazione e all’eco-innovazione.
Inoltre, la copertura è attivabile per finanziare le esigenze di liquidità derivanti dall’attività ordinaria dell’azienda, quali, ad esempio, il fido scadenzato per scoperto di conto, l’anticipo di portafoglio, di fatture, di contratti, di attività all’export, dei fornitori e di ordini import.
Fidi.Gar., ATI creata appositamente per usufruire dei fondi europei, ha lo scopo di garantire prestiti a favore delle Pmi delle seguenti regioni:
Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, nelle quali opera Eurofidi, la più grande istituzione di garanzia europea;
Veneto, nella quale opera ApiVeneto Fidi;
Sardegna, nella quale opera Sardafidi.
Le risorse, come accennato, sono erogate nell’ambito del Programma per la competitività e l’innovazione (CIP). Su richiesta della Commissione, il FEI gestisce una dotazione di circa 1.1 miliardi di euro per finanziare fondi di venture capital (Strumento per le Pmi innovative ad alto potenziale di crescita) e confidi (Strumento di garanzia per le Pmi) operanti nei diversi paesi UE.
Lo Strumento di garanzia per le Pmi, in particolare, ha lo scopo di incoraggiare le istituzioni finanziarie a facilitare l’accesso al credito da parte delle Pmi che altrimenti non riuscirebbero ad ottenere risorse a causa del più alto rischio di credito che comportano.
In quest’ottica, i confidi, istituzioni territoriali fondate per lo più da associazioni imprenditoriali, offrono alle banche le loro garanzie per consentire alle imprese di accedere ai finanziamenti a migliori condizioni.
Nati in Italia nel secondo dopoguerra per iniziative solidaristiche, i consorzi fidi hanno conosciuto un processo di forte espansione agli inizi degli anni ‘70; da allora, hanno avuto un ruolo importante nella crescita economica del nostro paese consentendo lo sviluppo di determinate aree geografiche del nostro tessuto industriale.
Fonte:blog.pmi.it (Ermanno Cece)
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Credito al consumo: costi alti, trasparenza scarsa
Si è conclusa in questi giorni l'indagine conoscitiva della commissione Finanze della Camera sul credito al consumo: i consumatori non sono abbastanza tutelati. Altroconsumo lo denuncia da anni. Scoprite quanto vi costa la carta revolving e guardate il nostro video.
Conferma quanto denunciamo da anni l'indagine conoscitiva sul credito al consumo condotta dalla commissione Finanze della Camera, che nel corso dei lavori ha ascoltato anche un nostro rappresentante. Tra i molto punti critici emersi: scarsa tutela per i consumatori; costi troppo elevati rispetto al resto d'Europa; poca trasparenza e mancanza di vigilanza sugli operatori.
Il consumatore non è informato
Dal punto di vista delle informazioni al consumatore, la relazione sottolinea la carenza delle informazioni sulle condizioni del prestito: spesso si dedica molto più tempo a descrivere il prodotto da acquistare, e si sorvola invece sul finanziamento, così che il consumatore non ha gli strumenti necessari per decidere consapevolmente.
Sottolineata la lacunosità delle clausole contrattuali, che spesso sconfinano in vere e proprie pratiche commerciali scorrette: a questo proposito ricordiamo che e novembre 2009 Altroconsumo ha diffidato i dieci principali operatori del mondo della carte revolving a eliminare le clausole vessatorie dai contratti, riservandosi in caso contrario di rivolgersi all'Autorità giudiziaria. Tra le soluzioni proposte dalla Commissione, quella di aumentare i poteri di vigilanza tanto alla Banca d'Italia che al Garante del mercato e della concorrenza.
I costi più alti della Ue
L'attuale mercato del credito al consumo pone anche evidenti problemi di costi: l'Italia rispetto al resto del mondo presenta i costi più alti. Dai dati raccolti, infatti, emerge che il costo medio del credito si attesta, nelle ipotesi migliori, al 10%, mentre nella sola area euro il costo medio è di circa 1,5 punti percentuali in meno.
Nel mirino dei deputati sono finite soprattutto le carte cosiddette revolving, che presentano in termini di tassi medi i valori più alti: sono stati segnalati casi nei quali i tassi di interesse annui effettivi praticati al cliente per il credito concesso in relazione all'utilizzo hanno raggiunto livelli di oltre il 50 per cento, o addirittura superiori al 100 per cento. Nell'ultima inchiesta di Altroconsumo avevamo calcolato tassi che oltrepassavano il 24% .
La grande distribuzione
Dito puntato, infine, sulle catene della grande distribuzione, che spesso offrono ai clienti la possibilità di avvalersi di finanziamenti, senza però attrezzarsi per illustrare adeguatamente ai consumatori le cartteristiche del prestito. Nella nostra inchiesta già citata, avevamo verificato ben 285 offerte di finanziamento in diversi punti vendita: in ben 199 casi non ci era stato indicato il Taeg, l'unico reale indicatore per capire il costo del prestito, oppure ci era stato indicato un Taeg sbagliato.
Non solo parole
La relazione della commissione dei Deputati conferma il panorama che Altroconsumo denuncia da anni. C'è solo da sperare che non resti lettera morta. Le leggi in vigore, è evidente, non vengono rispettate. Un primo segnale di buona volontà da parte del Parlamento potrebbe essere una rapida introduzione della nuova direttiva europea sul credito al consumo, attesa entro maggio di quest'anno.
Fonte:altroconsumo.it
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Incentivi e agevolazioni fiscali per impianti fotovoltaci e pannelli solari. E l'offerta Beghelli
Gli incentivi statali per la realizzazione di impianti fotovoltaici in Italia permettono di rientrare sui costi dell'investimento iniziale, soprattutto per le piccole installazioni, realizzando anche un guadagno sul medio periodo. L'energia verde può essere sia utilizzata dall'utente/produttore sia essere immessa nella rete elettrica, misurata da uno speciale contatore del Gestore della rete, che la acquisterà come credito da applicare in bolletta (Conto Energia).
L'installazione dell'impianto non richiede alcuna modifiche a quello elettrico preesistente e quanto non produce energia (a notte) o ne produce poca si utilizza la corrente di uno dei distributori nazionali (ENEL, ACEA, ENI). Ha una sua linea autonoma collegata al quadro generale, e si avvale del contatore bidirezionale che conteggia sia l'energia elettrica e in uscita. I pannelli solari degli impianti fotovoltaici producono direttamente corrente elettrica e non vanno confusi con quelli degli impianti solari termici, che scaldano l'acqua per casa e riscaldamento.
Le cellule fotovoltaiche si distinguono per il tipo di silicio con cui sono prodotte e, resistenti agli agenti atmosferici, danno vita a pannelli distinti in due categorie:autonomi (con accumulo o stand alone), che durante il giorno caricano una batteria e rilasciano l'energia immagazzinata di notte o quando il sole è coperto, alimentando strumenti di piccola dimensione (ripetitori, ecc.), e connessi alla rete (o grid connected), utilizzati cioè per fornire energia a una rete elettrica già alimentata da generatori convenzionali, cedendo il surplus attraverso apposito contatore che registra i flussi di entrata e uscita.
Caratteristica esclusiva di questi impianti è l'inverter, che trasforma la corrente continua in alternata. La manutenzione, consigliata ogni due anni, prevede misurazione energia prodotta e controllo cavi solari, inverter e apparati annessi. Il principale incentivo nazionale è il Conto Energia: per tutti gli impianti di potenza compresa tra 1 e 1000 kW, il Governo garantisce un incentivo ventennale sull'energia prodotta dall'impianto connesso alla rete elettrica.
Spicca in questo ambito la nuova offerta di impianti fotovoltaici di ultima generazione proposti da Beghelli, che punta sull'offerta economica e sull'opportunità per risparmiare nel nuovo sistema fotovoltaico, grazie agli incentivi, che garantiscono ancora, per il momento, le agevolazioni del Conto Energia, a costo zero attraverso formule di finanziamento agevolato.
La nuova proposta Beghelli è lanciata da uno spot durante il quale si vedono sullo schermo scene di vita quotidiana in cui il consumatore deve inserire una moneta per avere diritto ad utilizzare l'energia. Perché l'energia ha un costo, ma nel nostro Paese, per fortuna, abbiamo il Sole, il petrolio d'Italia, pronto ad essere capitalizzato e trasformato in corrente elettrica.
I protagonisti poi diventano i Beghelli Point, presenti in tutto il territorio italiano, dove potersi informare per avere nelle abitazioni un impianto fotovoltaico di ultima generazione senza preoccuparsi delle pratiche burocratiche, della progettazione e dell'istallazione perché anche all'eventuale finanziamento che sarà pagato con gli incentivi statali e con l'energia prodotta in eccesso, penserà Beghelli stessa.
E poi si arriva all'immagine conclusiva dello spot con la presa di corrente che si trasforma in una slot machine: i soldi per pagare l'energia non si inseriscono più, ma sono erogati alla famiglia.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Imprese e crisi: il credito è sempre un problema
L’onda lunga della recessione continua a colpire il tessuto produttivo italiano in una spirale dove difficoltà di mercato e scarsa disponibilità di credito si alimentano reciprocamente, con un aumento delle imprese in crisi. Dati messi in evidenza lo scorso sabato da due indagini di Confcommercio e CGIL hanno evidenziato alcuni aspetti che sarebbe importante tenere in considerazione: la prima segnala come nell’ultimo trimestre del 2009 la quota di imprese in difficoltà finanziaria sia raddoppiata, toccando quota 15,7%, rispetto al trimestre precedente; la seconda ricerca sottolinea il forte aumento delle crisi aziendali a gennaio, salite a quota 366 dalle 87 che erano un anno prima.
Un fronte, questo, che diverrà decisamente incandescente questa settimana: giovedì è infatti previsto un vertice, forse decisivo, sul caso Alcoa; martedì si discuterà invece della vertenza Eutelia-Agile mentre si attendono novità per i casi di Merloni, Glaxo e Omsa, azinde in crisi o in ristrutturazione che mettono a rischio il futuro di diverse migliaia di dipendenti. Nel dettaglio, un’analisi dell’Osservatorio sulle imprese del commercio segnala la diminuzione dal 55,5 al 51% per il numero degli esercizi commerciali che riescono a fronteggiare autonomamente le proprie esigenza finanziarie.
Difficoltà molto sentite in particolare nel meridione. Ma non finisce qui: se infatti è diminuita da un lato la domanda complessiva di credito da parte delle aziende, dall’altro aumenta il numero delle imprese che hanno visto accogliere solo in parte, quando non rifiutare del tutto, la loro richiesta di credito. Dallo studio emerso poi anche un peggioramento dei costi bancari e di finanziamento anche se, nel contempo, la quantità di finanziamenti messi a disposizione dagli istituti bancari è aumentata.Il rapporto della CGIL ha invece puntato il dito sull’argomento delle conseguenze della crisi che restano a carico dei lavoratori. Ebbene: nonostante il calo complessivo delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS a gennaio (-17% rispetto a dicembre), il numero dei decreti per la concessione della cassa integrazione straordinaria è salito a quota 366, con 253 casi di stato di crisi aziendale.
Fonte:bassitassi.com (Moreno)
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La rivoluzione Blackberry per le Pmi
Un software gratuito per accedere alle email, al calendario, ai contatti, alle note e alle attività, e usufruire di alcune utili applicazioni business con la stessa architettura di sicurezza tipica del BlackBerry Enterprise Server. Così Rim corteggia il mondo della piccola impresa e punta ad accrescere le opportunità di mercato della piattaforma BlackBerry. Il motivo è semplice. Anche e soprattutto dopo la sua virata sul consumer grazie anche al lancio dei primi dispositivi touch come lo Storm, sono sempre di più i consumatori che decidono di acquistare uno smartphone della Casa canadese ad uso personale e che, poi, vorrebbero continuare a utilizzarlo anche per lavoro e avere accesso a tutte le funzioni tipiche aziendali, anche quando si tratta di una microimpresa. Per questa ragione il nuovo BlackBerry Enterprise Server Express presentato al Mobile Wolrd Congress di Barcellona potrebbe permettere, non solo vantaggi economici per le Pmi, ma anche una trasformazione e un consolidamento di questa tendenza in atto.
«In un mercato in cui gli smartphone stanno diventando onnipresenti, il BlackBerry Enterprise Server Express innalza significativamente il valore dell'offerta fornendo una soluzione economica che permette alle aziende di qualsiasi dimensione di supportare lo stesso grado di connettività delle grandi compagnie per tutti i dipendenti, senza compromessi sulla sicurezza e la maneggevolezza», ha sottolinearo Mike Lazaridis, Presidente e Co-Ceo di Research In Motion.
Il BlackBerry Enterprise Server Express funziona con Microsoft Exchange 2010, 2007 e 2003 e con Microsoft Windows Small Business Server 2008 e 2003 e consente di sincronizzare le proprie email, il calendario, i contatti, le note e le attività in modalità wireless. Ma non solo. Sarà possibile anche fissare riunioni e appuntamenti, inoltrare gli allegati del calendario, impostare le notifiche di out-of-office, modificare file di Microsoft Word, Excel e PowerPoint e avere accesso ai file nella rete aziendale. Insomma, un modo più semplice e soprattutto gratuito, per migliorare condizioni di lavoro e competitività delle piccole e medie imprese.
Fonte:ilsole24ore.com (Claudia La Via)
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Bilanci, deducibilità degli interessi passivi
In quattro esercizi, quattro condizioni diverse. E di certo, nel corso degli anni, le Pmi non sono state privilegiate. La disciplina che prevede la deducibilità degli interessi passivi è stata sostanzialmente modificata dal 2007 a oggi. Si è partiti da una situazione nella quale la deducibilità era totale, si è passati ad un tetto di 10.000 euro nel 2008, quindi 5.000 euro nel 2009 per finire al limite del 30% del Rol, il risultato operativo lordo, nel 2010.
Un castigo, quindi, per le imprese che tentano di superare la crisi accendendo finanziamenti e che chiuderanno l’esercizio in rosso. Proprio a causa della crisi economica, il margine operativo lordo sarà contratto. Il risultato sarà un sensibile assottigliamento della quota di interessi recuperabile fiscalmente. Le imprese che presentaranno un Rol negativo o pari a zero potranno dedurre interessi per un importo a forfait di 5.000 euro. L’importo non dedotto potrà essere recuperato in futuro.
L’operazione ideata nel 2007, voleva penalizzare le imprese più indebitate e premiare quelle più capitalizzate. Allora era ancora lontana la previsione dell’esplosione della bolla dei mutui subprime e il successivo collasso dell’economia mondiale. Resta il fatto che oggi, a pagarne le conseguenze, paradossalmente sono le Pmi, quelle più svantaggiate, quelle che hanno risentito maggiormente della crisi e che andrebbero aiutate.
Sono esonerati dalla disciplina del Rol le banche, le assicurazioni, le società di persone e le imprese individuali e talune società operanti nel settore dei lavori pubblici e delle infrastrutture.
I valori per la determinazione del Rol sono prelevati dal Conto economico. Si immagini l’impresa Alfa S.r.l. che, da Conto economico, presenta un Rol di 50.000 euro e un totale interessi passivi di 25.000 euro. Il calcolo degli interessi indeducibili andrà fatto nel seguente modo:
50.000 x 30% = 15.000 (importo deducibile)
25.000 - 15.000 = 10.000 (interessi indeducibili)
10.000 x 27,5% = 2.750 (Ires)
Fonte:blog.pmi.it (Nicola Santangelo)
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Provider e Major musicali: accordo vicino per canone in bolletta?
Per cercare di eliminare il fenomeno della pirateria e sostituirne i danni con un equo compenso da applicarsi sul costo della connessione, Rudy Zerbi, Presidente Sony Music Italia, ha proposto tramite il sito della Polizia una nuova unione tra produttori, provider e inquirenti.
Zerby stesso non nasconde che “l'industria discografica è in crisi ormai da qualche anno a causa della pirateria che si è spostata, da quella su un prodotto fisico come la contraffazione di Cd, a una pirateria digitale, che nella sua accezione più grave, è quella della condivisione di file illegali. Sono brani di proprietà delle case discografiche che vengono scaricati illegalmente dai siti di file sharing”.
E il nesso tra pirateria e crisi economica viene indicato come diretto rapporto di causa/conseguenza “Se, infatti, come discografico, fino a 5/10 anni fa i margini della produzione mi consentivano di finanziare tutta una attività di sperimentazione che offriva un'opportunità di lancio per giovani artisti sconosciuti, oggi tutto ciò non è più possibile. Quindi il danno non è solo industriale ma anche artistico, perchè si riducono gli spazi per tanti giovani talenti di farsi sentire e vedere”.
Consapevole della notevole importanza che ormai Internet ha raggiunto, Zerby propone di creare una sorta di collaborazione tra i provider da cui si scarica normalmente musica e le Major discografiche, proprio attraverso accordi direttamente con chi è in contatto con gli utenti, e cioè i provider. Zerbi, infatti, confessa “Ormai la svolta sta solo nella possibilità di stringere accordi, come avviene nelle trasmissioni delle tv satellitari, con i principali internet service provider e, per una cifra aggiuntiva mensile o annuale di pochi euro, permettere all'utente di avere a disposizione l'intero catalogo dei produttori musicali con un download ufficiale e garantito, anzichè cercare file rubati”.
Secondo il presidente Sony Music Italia, invece, occorre cercare una soluzione congiunta in cui proposte, soluzioni e repressione possano collaborare per tagliare le fonti della pirateria.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Comunicazione annuale dati Iva: invio telematico entro il 1° marzo
Ultima settimana a disposizione dei contribuenti titolari di partita Iva per ottemperare all'obbligo di presentazione della comunicazione dei dati Iva relativa all'anno 2009. L'invio del modello, approvato con provvedimento del direttore dell'Agenzia del 15 gennaio 2010, può essere effettuato, soltanto in via telematica, o direttamente dal contribuente o da un intermediario abilitato entro il mese di febbraio. Quest'anno il 28 febbraio viene di domenica; la scadenza è perciò prorogata a lunedì 1° marzo, primo giorno feriale successivo.
La comunicazione, prevista dalla normativa europea, consente di effettuare il calcolo delle "risorse proprie" che ciascuno Stato membro deve versare al bilancio comunitario. La natura non dichiarativa della comunicazione fa sì che siano inapplicabili le sanzioni previste in caso di omessa o infedele dichiarazione e lo stesso istituto del ravvedimento operoso. Sono invece applicabili le sanzioni amministrative - da un minimo di 258 euro a un massimo di 2.065 euro - per l'omessa comunicazione o per l'invio della stessa con dati incompleti o inesatti. Va, infine, ricordato che non è possibile correggere né integrare una comunicazione dati già inoltrata: i dati definitivi andranno correttamente riportati nella dichiarazione annuale.
Contribuenti esonerati dall'obbligo della comunicazione
Sono tenuti alla presentazione della comunicazione annuale dati Iva, in via generale, i titolari di partita Iva che devono presentare la dichiarazione annuale, anche se nel corso dell'anno non hanno eseguito operazioni imponibili o non sono tenuti a procedere alle liquidazioni periodiche.
Alcuni contribuenti, però, sono espressamente esonerati dall'adempimento:
coloro che nel 2009 hanno effettuato solo operazioni esenti, anche se sono tenuti a presentare la dichiarazione annuale per rettifiche della detrazione. Niente esonero, però, se sono state registrate operazioni intracomunitarie o sono stati effettuati acquisti per i quali è prevista l'applicazione del reverse charge (ad esempio, acquisti di oro e argento puro, rottami eccetera)
i produttori agricoli che nel 2009 hanno realizzato un volume d'affari non superiore a 7mila euro
chi, esercitando attività di organizzazione di giochi, intrattenimenti e simili (tariffa allegata al Dpr 640/1972), è esonerato dagli adempimenti Iva (articolo 74, sesto comma, Dpr 633/1972) e non ha optato per l'applicazione dell'Iva nei modi ordinari
le imprese individuali che hanno dato in affitto l'unica azienda e nel 2009 non hanno svolto altra attività rilevante ai fini Iva
i soggetti passivi d'imposta residenti in altri Stati Ue che, nel 2009, hanno effettuato solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette
i soggetti extra Ue, non identificati in ambito comunitario, che si sono identificati in Italia secondo le modalità dell'articolo 74-quinquies del Dpr 633/1972 per i servizi resi tramite mezzi elettronici a committenti comunitari non soggetti passivi d'imposta
chi, applicando il regime speciale ex legge 398/1991 (associazioni sportive dilettantistiche e soggetti assimilati), risulta esonerato dagli adempimenti Iva per i proventi derivanti da attività commerciali connesse agli scopi istituzionali
gli organi e le amministrazioni dello Stato, gli enti locali e territoriali, gli enti pubblici che svolgono funzioni statali, previdenziali, assistenziali e sanitarie, comprese le Asl
i soggetti sottoposti a procedure concorsuali
le persone fisiche che nel 2009 hanno realizzato un volume di affari non superiore a 25mila euro
coloro che si avvalgono del regime dei " contribuenti minimi"
coloro - è questa una novità assoluta - che presentano la dichiarazione annuale autonoma entro il mese di febbraio per utilizzare in compensazione o chiedere a rimborso il credito risultante.
Come si effettua la comunicazione
Tenuto conto che l'invio della comunicazione può avvenire solo in via telematica ed è quindi esclusa ogni altra modalità di presentazione, il contribuente può effettuare l'adempimento direttamente o tramite un intermediario abilitato.
Nel primo caso, si potranno utilizzare i servizi telematici dell'Agenzia: Entratel (quando si è tenuti a presentare il modello 770 per più di venti soggetti) o Fisconline (se il 770 è presentato per non più di 20 soggetti o non si è affatto tenuti a presentare la dichiarazione dei sostituti d'imposta).
Nel caso in cui la comunicazione venga trasmessa tramite un intermediario, quest'ultimo dovrà avvalersi esclusivamente del canale telematico Entratel.
Modalità di compilazione
Il modello è costituito di due facciate: la prima contiene l'informativa riguardante il trattamento dei dati personali; nella seconda, divisa in tre sezioni, oltre ai dati identificativi del contribuente, vanno riportate le informazioni richieste.
La prima sezione raccoglie i dati di carattere generale (partita Iva, codice attività eccetera).
La seconda sezione riguarda i dati relativi alle operazioni effettuate; qui va segnalata una novità rispetto al modello utilizzato negli scorsi anni: sia nel rigo CD1 inerente le operazioni attive sia nel rigo CD2 relativo alle operazioni passive sono stati introdotti i campi 5 riservati all'indicazione, rispettivamente, delle cessioni e degli acquisti di beni strumentali, già compresi nei campi precedenti.
La terza sezione, infine, riguarda la determinazione dell'Iva dovuta o a credito.
Si tratta di un modello di facile redazione, almeno da un punto di vista meramente compilativo; l'attenzione maggiore va forse posta al regime Iva adottato e alla tipologia di operazioni effettuate, a quegli elementi, cioè, che determinano l'obbligo o l'esonero dalla comunicazione.
Fonte:nuovofiscooggi.it (Lilia Chini)
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Number portability: il Pin che rischia di limitare la libera di scelta degli utenti e blindare il mercato della telefonia fissa
Sta per entrare in vigore, a partire dal 1 marzo, la nuova procedura stabilita dall’AGCOM per trasferire il proprio numero di telefonia fissa da un operatore ad un altro, la relativa Delibera prevede, tra le altre cose, l’introduzione di un pin, un codice segreto che ogni consumatore dovrà fornire al nuovo operatore ove voglia lasciare quello vecchio. La logica che sta dietro a questo meccanismo è quella di evitare il fenomeno dei servizi non richiesti che, per vero, hanno sì vessato in maniera pervasiva gli utenti delle tlc ma su fattispecie diverse che non quella dello switching.
Ora, il problema fondamentale ed intrinseco del nuovo pin è che dovrà essere fornito all’utente proprio dall’operatore che intende abbandonare. Appare, quindi, evidente e concreto il rischio che tale codice segreto possa diventare uno strumento utilizzato (ritardi, errori, rifiuti nella fornitura del codice) dagli operatori per impedire o ritardare il passaggio dei loro clienti verso un concorrente, con la conseguenza di bloccare la già difficile crescita di una reale concorrenza nella telefonia fissa e congelare una situazione in cui l'operatore dominante possiede ancora circa l'80% del mercato. La difficoltà nel cambiare operatore potrà inoltre creare una sorta di monopolio di ogni singola compagnia sui propri clienti, e rendere più facile per gli operatori praticare aumenti di prezzo e abusi ai danni dei consumatori, non potendo essi contare su procedure certe per "sfuggire" agli aumenti.
Per questi motivi già nel settembre 2009 Altroconsumo ha chiesto all’AGCOM (vedi prima lettera di Altroconsumo) di porre le condizioni affinché il consumatore rimanesse libero di scegliere, facilmente, l'operatore di cui avvalersi per la fornitura dei servizi fissi senza dover ricorrere a regole e meccanismi complicati che limitano la libertà dei consumatori.
La delibera è stata successivamente impugnata al TAR da alcuni operatori con il risultato semplicemente di posticiparne l’entrata in vigore di un mese, per cui è ormai certo che dal 1 marzo le nuove regole saranno implementate. C’è tuttavia ancora margine per evitare di blindare il mercato a discapito degli utenti, per questo Altroconsumo si è di nuovo rivolto all’AGCOM (vedi seconda lettera di Altroconsumo) l’Autorità può impedire, infatti, che gli operatori donating utilizzino strumentalmente il nuovo pin per porre in essere azioni ostruzionistiche volte ad ostacolare il trasferimento delle utenze verso altri operatori attraverso due accorgimenti:
a) il consumatore deve essere considerato proprietario del pin stesso;
b) l’operatore non deve poter cambiare il pin ogni 15 giorni (motivando eventualmente la cosa per questioni di sicurezza), in tal modo il consumatore sarebbe infatti costretto a contattare il call center dell’operatore che vuole lasciare per richiedere il pin “aggiornato” e sarebbe quindi sottoposto a molto probabili operazioni di retention.
In realtà sarebbe stato molto meglio introdurre un soggetto terzo e imparziale (poteva anche farlo l’Agcom) che al momento del passaggio da un operatore all’altro contattasse il consumatore per verificare la sua effettiva volontà di switching, ma questa partita purtroppo sembra ormai essere persa.
Fonte:marcopierani.it (Marco Pierani)
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Cambiare mutuo conviene: risparmi fino a 20 o 30 mila euro. Come fare e consigli
Mutui a tasso fisso, variabile, misto: dopo l’anno delle crisi immobiliare, l’anno della crisi economica che ha travolto il mondo intero e colpito tutti i cittadini, si torna a compare ed investire nell’acquisto del mattone.
La novità del momento di chiama cambiamento, sembra, infatti, che oggi convenga, e non poco, cambiare mutuo. Le operazioni di surroga ormai rappresentano quasi la metà dei finanziamenti ipotecari concessi dalle banche e l'incentivo che le muove è il valore dell'Euribor: tra i prestiti fissi sottoscritti anni fa e i mutui variabili ottenibili oggi ci sono 3,5-4 punti di differenza.
Si tratta di un dato che si traduce per un mutuo con debito residuo da 100mila euro in un vantaggio immediato sulla rata che varia tra i 200 e i 250 euro e un guadagno finale in prospettiva molto interessante.
Con l'Euribor ai minimi storici (dallo scorso autunno il parametro a un mese è addirittura allo 0,5%) oggi si possono ottenere finanziamenti variabili a tasso medio attorno al 2%, con valori minimi dell’1,8%.
Facendo un esempio, su un prestito a 20 anni chi lo rottama alla fine risparmierebbe quasi 12mila euro. Nell’ipotesi più verosimile di un aumento medio nel tempo di solo un punto del tasso, su un finanziamento a 20 anni il vantaggio del variabile va da 33 a quasi 47 mila euro; su un prestito con residuo di 25 anni si va da 44 a 62 mila euro, mentre su una durata decennale il vantaggio scende tra i 15 ai 30 mila euro.
Se la surroga a tasso variabile appare vincente è indispensabile non dimenticare che la scelta del tasso indicizzato richiede una precauzione fondamentale: sapere a priori che si potrà fare fronte a improvvise impennate della rata. Chi però oggi paga un tasso fisso senza problemi, non dovrebbe averne in futuro.
Fonte:businessonline.it (Marianna Quatraro)
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Influenza A, Ministero ritira i vaccini; Codacons attende i risarcimenti
Scoppiata ad aprile 2009, è subito diventata una pandemia che ha messo in allarme tutti i Governi del mondo. Finché non è scemata, ridimensionando tutto ad un bluff delle case farmaceutiche. Stiamo parlando della famosa influenza A che si sta concludendo con il ritiro dei vaccini acquistati con i soldi pubblici e rimasti per gran parte inutilizzati. Il 12 febbraio scorso, infatti, la Direzione generale prevenzione e sanità del Ministero della Salute ha invitato, con una circolare, le Regioni a ritirare le dosi di vaccino non utilizzate.
E questo segna un parziale successo della class action presentata dal Codacons il 15 gennaio contro lo spreco di soldi pubblici per l'acquisto dei vaccini anti-influenza A. L'Associazione dei consumatori aveva già avviato una class action contro il Ministero della salute e il Ministero dell'Economia, chiedendo non solo di risolvere il contratto con le industrie farmaceutiche relativo alla fornitura di vaccini, ma anche un risarcimento in favore degli utenti del SSN per lo spreco immane di soldi pubblici. "Proprio sulla richiesta di risarcimento (per un importo pari a 3 miliardi di euro) - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - si attende a breve la decisione del Tar del Lazio, cui l'associazione si e' rivolta nell'interesse degli utenti del SSN". E' ancora possibile aderire all'azione del Codacons seguendo le istruzioni riportate sul sito www.codacons.it
Fonte:helpconsumatori.it (GA)
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Privacy: il garante all’attacco di banche, carte di credito e sanità elettronica
Sulla scrivania del Garante della privacy sono finite carte di credito, banche e sanità elettronica. Saranno questi gli ambiti in cui l’autorità amministrativa indipendente concentrerà la sua attività. Ci saranno anche gli enti previdenziali e il fisco nel mirino del Garante che si occuperà essenzialmente di stabilire se, la gestione dei dati personale da parte di questi enti, è in linea con la normativa sulla privacy. Al fine di attuare un controllo sui primi mesi dell’anno in corso, è stato quindi varato un piano ispettivo che prevede specifici controlli sia nell’ambito pubblico che privato: il garante in sostanza dovrà stabilire se le informative da richiedere ai cittadini e il consenso da richiedere nei casi previsti dalla legge, viene sostanzialmente rispettato. Il garante fa sapere che saranno circa 250 gli accertamenti ispettivi programmati che verranno effettuati anche in collaborazione con il Nucleo Privacy della Guardia di Finanza. Come emerge dai dati sui controlli posti in essere nell’anno 2009, il garante ha effettuato circa 500 ispezioni con un risultato di 368 provvedimenti sanzionatori e un 1 milioni e 600 mila euro di multa.
Fonte:studiocataldi.it (Luisa Foti)
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